Capitolo n. 212 -
sunrise
Tim armeggiava con il
cellulare, steso a pancia in giù sul letto del suo loft.
Rise divertito: Kevin
stava facendo scorrere lascivamente, la propria lingua nel solco, che divideva
le sue natiche perfette.
“Ehi … sto leggendo i
miei messaggi, non distrarmi!”
Era radioso, nelle
prime luci di quel mattino di fine agosto.
“Chi ti scrive?”
“Ivo …” – rispose
sereno.
“Cosa ti scrive?” –
insistette allegro Kevin.
“Complimenti per la
coerenza, un bacio, Ivo”
“Mmm però … ha classe
e sportività, direi …” – gli sussurrò il bassista, ormai arrivato al suo collo
– “Posa quell’affare Tim …” – e lo avvolse completamente, insistendo con baci
sempre più appassionati.
Una vibrazione
ulteriore lo distrasse.
“Questo non è il mio Kevin
… nei tuoi jeans” – e gli indicò una poltrona, dove l’altro li aveva
abbandonati.
“Forse è Lula …” –
controllò – “No, è Glam … vediamo … Ah, è tornato in città e mi invita a
pranzo. Lo avviso che ci sarai anche tu piccolo, ne sarà felice”
“Ne sei sicuro? Forse
è meglio che vi vediate da soli, magari con il vostro Lula …” – ribatté
esitante.
“No, assolutamente.”
– e tornò a sedersi sul letto –“Sempre se ti fa piacere Tim, è chiaro …”
“Certo Kevin … certo”
– e ritrovò la sua bocca, per un ulteriore, bollente, bacio.
Matt aveva dormito
senza spogliarsi sul petto nudo di Geffen, sino a metà della notte precedente.
L’avvocato lo svegliò
delicatamente, dicendogli che sarebbe decollato da Nizza dopo un’ora al massimo
e Matt decise di aggregarsi, per tornare in California.
Avevano parlato
ancora a lungo dei sentimenti controversi del giovane, sempre in bilico tra
bugie e sotterfugi, nella speranza di non deludere i genitori.
Lui ed il suo gemello
Alexander erano nati tardivamente, così la coppia di ricchi coniugi era
piuttosto anziana quando i due, ormai adolescenti, scoprirono il proprio
orientamento sessuale.
Condivisero un
segreto pesante, proteggendosi nel migliore dei modi, fino alla tragedia, che
si portò via Alexander.
Lui aveva spesso
cercato la morte, Matt lo scoprì da quella missiva, che il fratello aveva
nascosto nell’unico posto, che entrambi amavano: una casa sull’albero secolare,
al centro del loro giardino, una quercia di almeno duecento anni.
Glam rimase colpito
dalla purezza del suo carattere, nell’aprirsi ad uno sconosciuto o meglio ad un
conoscente di famiglia, che non vedeva da anni, ma al quale Matt era molto
affezionato da sempre.
Gli aveva dato un
bacio sulla tempia, prima che Matt si addormentasse, mormorandogli un “Grazie
Glam …”
Geffen era
scombussolato da quella breve vacanza, ma quando si accomodò al ristorante,
notò alcune riviste su di un divanetto, con in prima pagina degli scatti dove
riconobbe sé stesso, Matt e persino Estélle.
Senza saperlo, la
ragazza era figlia di un magnate del petrolio, spesso al centro di scandali.
Il terzetto era stato
avvistato in Costa Azzurra e pedinato dai paparazzi, che, ovviamente,
rispolverarono la reputazione di Glam, ironizzando su di un’eventuale
indecisione da parte sua, nello scegliere tra i due bellissimi nuovi amici.
“Oh miseria …”
“Scommetto che li
querelerai, giusto daddy?”
La voce gentile e
piacevole di Kevin gli arrivò come un’onda in pieno viso, così lo sguardo di
Tim, lasciandolo piuttosto interdetto nel ritrovarselo lì.
Glam non aveva
ascoltato la segreteria, quindi fu una sorpresa rivederlo accanto a Kevin.
“Ciao tesoro …” – e
strinse Kevin – “Tim, come stai?”
“Bene e tu …?”
“Nella bufera del
gossip … a quanto pare” – e ridacchiò nervosamente, riaccomodandosi.
“Chi sarebbero i tuoi
… figlioli da spiaggia? Ahahah”
“Sono contento di
vederti in forma Kevin … entusiasta …” – disse fissandolo attento e comunque
affettuoso.
“Sì, sto recuperando
…” – e, catturando la mano di Tim, lo fece arrossire vistosamente.
Geffen sorrise tirato
– “Lui si chiama Matt e lei Estélle: ha uno studio dentistico, parlo di Matt …”
“Ah capisco …” –
replicò Kevin masticando un grissino.
“E’ figlio del
giudice Miller, ci frequentavamo tanti anni fa e Matt si è ricordato di me …”
“Come avrebbe potuto
dimenticarti?” – intervenne con un sorriso Tim.
“Già, daddy è
incancellabile”
Con Kevin si
lanciarono un’occhiata complice, poi Tim si alzò vedendo sopraggiungere
qualcuno di familiare.
“Ehi c’è Jimmy … vado
a salutarlo”
Geffen seguì quel
loro interagire brillante – “Come si galvanizza quando lo vede …” – sussurrò,
sentendosi poi stupido.
“Glam per favore …”
“No è che avrei
voluto incontrarti da solo”
“Come mai?” – domandò
quasi accigliandosi, il che smorzò la naturalezza di Geffen.
Kevin avvertì un
palese disagio.
“Volevi parlarmi di
Robert …?”
“Anche, ma non ha più
importanza”
“Cosa non ce l’ha,
scusa? Robert o parlare con me da solo?”
Glam era teso davanti
a quel suo polemizzare irritato.
“Guarda che io
continuo a sostenere la tua relazione con Tim, se non fosse chiaro” – sbottò senza
alzare i toni.
Kevin prese fiato e
strizzò le palpebre.
“Vieni a casa da noi
stasera, magari per un caffè, così vedi Lula, ci calmiamo nel frattempo e”
“Non stiamo litigando
Kevin …” – e gli accarezzò un fianco, facendolo sussultare.
Si scrutarono.
“Non toccarmi in
questo modo Glam” – disse flebile e sembrava un’autentica preghiera – “Non …
confondermi” – e deglutì a vuoto.
Geffen si alzò,
facendo finta di consultare il palmare.
“Mi sono dimenticato
un appuntamento di lavoro … perdonatemi”
Tim era tornato nel
frattempo, con Jimmy, che stava aspettando Scott.
“Te ne vai così?” –
chiese brusco Kevin.
“Ti telefono, ciao,
divertitevi …” – ed abbozzando un sorriso sparì.
Il rombo della sua
Ferrari sembrò divorare l’aria, già completamente consumata intorno a Kevin,
che lo seguì con i suoi occhi increspati di dubbi, mentre si allontanava veloce
sul boulevard.
Camilla mostrò a
Robert i disegni fatti durante la sua assenza, per il viaggio con Jude.
Li aveva disegnati
entrambi davanti al mare, abbracciati.
“E’ stupendo
principessa …” – e la baciò tra i capelli, raccolti in mille treccine.
Pamela stava badando
non solo a lei, ma anche a Lula ed a Violet, che si rincorrevano ai bordi della
piscina di villa Meliti.
Jude prendeva il
sole, allungato accanto al marito ed alla figlia, seduta nel mezzo e gioiosa in
ogni gesto per i suoi genitori finalmente riconciliatisi.
Downey incrociò un
paio di volte i pozzi di pece di Lula, che lo aveva accolto nel migliore dei
modi, nonostante avesse capito che con Glam era finita.
Il settimanale che lo
aveva immortalato, era tra le grinfie di un Antonio sornione.
“Robe da matti” –
sogghignò.
“E’ il nuovo
fidanzato del tuo papà?” – domandò Violet, additando Matt.
“No!” – scattò Lula,
irrequieto, poi fuggì via.
La bimba ci rimase
male e Robert si sentì gelare il sangue.
“Jude senti … vado da
lui …”
“Certo tesoro … Ehi
Violet, vieni qui con Camilla?” - provò
a distrarla sorridente l’inglese e lei annuì, gattonando sul lettino.
“Ehi campione … posso?”
Lula era rannicchiato
su di una panchina in pietra.
“Okkei …” – approvò mesto,
fissando l’orizzonte.
“Lula volevo parlarti
di papà e … e di me …”
“Non devi, non serve
zio Rob” – e lo puntò, severo.
Downey impallidì.
Quel cucciolo, gli
appariva così adulto in certe reazioni, forse dovute anche ai suoi doni
speciali.
“Sai Lula, non
smetterò di volergli bene e così con te”
“Davvero? Voi
prendete tutto del mio papà e cosa lasciate?” – chiese con durezza.
Downey si sentì
strangolare da un rimorso acuto, ma mai come quando vide parcheggiare Geffen,
in maniera piuttosto brusca.
Inchiodò il suo
bolide e lampeggiò, accorgendosi di Lula, che sembrò illuminarsi.
“Papà!!”
Gli corse incontro,
mentre Glam scendeva, elegantissimo nei suoi pantaloni di lino bianco e la
camicia azzurro cielo, limpida come le sue iridi, altrettanto vivide nel
ritrovare Lula.
“Soldino di cacio” –
lo fece roteare, stritolandolo quasi.
Erano un’unica persona,
Downey poteva vederlo nitidamente.
“Andiamo via? Non
voglio più stare qui, papà”
“D’accordo amore …
come mai questo broncio?” – gli chiese dolcemente.
Lula fece spallucce,
poi Geffen lanciò un’occhiata turbata a Robert, che aveva la gola arsa da una
sorta di vergogna.
“Saluto Violet e poi
andiamo a mangiare un gelato?” – propose nuovamente vivace.
“Certo … vai a
prendere le tue cose, ok?”
“Okkeiii yipiii” – e corse
verso la residenza, come un fulmine.
Geffen si appoggiò
all’auto, provando a riordinare le pulsazioni ed i pensieri.
Robert gli si avvicinò.
“Non volevo fare
soffrire anche Lula, sono mortificato” – sembrò esplodere, carico di
frustrazione.
“Ciao Robert …”
“Noi dobbiamo
parlarne, anche con il tuo bambino, perché io non riesco a superare questa cosa
Glam, non ce la faccio proprio!”
“Rob non so cosa
dirti, se non ribadire che ho rispettato la tua decisione, ma se pretendi
ancora qualcosa, allora sei davvero inopportuno, credimi” – disse come logorato
da quella circostanza, senza soluzione.
“So che stai
dimostrando di essere migliore di me e”
“Migliore? MIGLIORE?
In cosa cazzo sarei migliore, sentiamo? No, non dirmelo, perché mi sono
ritirato in buon ordine? Perché non sono piombato nel vostro rifugio segreto?
Piccola bugia” – e gli mostrò il cellulare, con un sms proveniente da un
mittente sconosciuto.
Era stato inviato a
Geffen la notte stessa in cui Robert sparì.
§ Ciao, ho trovato l’indirizzo,
buona fortuna § - e di seguito c’era il recapito della casa dei coniugi Downey –
Law in quel di Grecia.
“Cosa avrei risolto
anticipando o interferendo con l’arrivo di Jude, nel VOSTRO paradiso privato?
Io sono andato dove tu saresti dovuto arrivare, se mi avessi preferito a lui,
se avessi creduto in noi, dopo che a mia volta ti avevo promesso di fare quanto
necessario per rendere il futuro semplice e meraviglioso sia a te, che a vostra
figlia!”
“Glam …”
“E non è andata così,
pazienza, PAZIENZA ROBERT!”
“Non posso pensarti
al di fuori della mia vita …”
“Lasciami respirare
Rob, è presto per resettare il nostro legame, tornando semplici amici, fa troppo
male … E sono io quello che non riesce a farlo, non tu, mi dispiace, TU
impegnati a non deludere le aspettative di Jude e Camilla, concentrati su di
loro, non diventarmi un replicante di Jared, sarebbe insopportabile”
Lula stava tornando,
con il suo zainetto e Brady appeso al collo.
“Papà andiamo?!!”
“Sì angelo mio …
andiamo”
Tim scelse un cd, lo
inserì nel lettore del suv e poi si raggomitolò sopra al petto di Kevin.
Si erano fermati su
di una piazzola, sovrastante l’oceano: avevano fatto l’amore, baciandosi tutto
il tempo, forse per evitare un dialogo, che ora sembrava diventare impellente
nelle intenzioni di Tim.
“Cosa è successo,
prima, al ristorante?” – domandò calmo.
“Il mio ex era
depresso …”
“Il tuo daddy, Kevin”
– sorrise.
“Ogni tanto Glam
gioca con i sentimenti, forse gli manca il mio stile zerbino”
“Tu ne hai ancora per
lui, vero?” – e lo baciò delicatamente sulla guancia.
“Gli ho dato il
meglio di me Tim … Non è bastato, quindi inutile tornarci sopra, quando viene
lasciato da solo”
“Una vendetta del
destino, per quello che hai dovuto subire tu, a causa sua?”
“Glam è buono, quando
vuole, come padre sempre, quindi spero abbia ciò che desidera, senza soffrire
oltre, per Jared, per Robert o per chiunque abbia preferito a me” – concluse,
cercando lui le ali di Tim, che si sentì orgoglioso di rassicurarlo.
“Ti amo Kevin …”
“Lo sento in ogni tua
vibrazione e non sprecherò di nuovo la possibilità che mi hai donato di amarti
e rispettarti tesoro” – e baciando il suo sorriso fresco, si sentì rinascere,
finalmente.
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