martedì 6 maggio 2014

ZEN - CAPITOLO N. 289

Capitolo n. 289 – zen



“Andiamo a casa … andiamo subito a casa Robert”
Jude glielo aveva chiesto, tenendolo ancora stretto a sé, le dita tra i capelli dell’americano, la bocca di Law nel suo collo, il respiro di entrambi mescolato, nel frantumarsi contro quella parete.

L’andirivieni nel corridoio non li aveva disturbati, così come nessuno si accorse del loro scivolare via dall’ospedale.

Ora era un sapore salato, a scendere nella gola dell’inglese.
Rob stava piangendo, mentre i loro corpi si erano intersecati tra le lenzuola di seta avorio, liberi di amarsi, per l’ennesima volta.

“Ti ti prego … non farlo Jude …” – ansimò l’attore, sentendoselo dappertutto, quel suo adorabile ragazzo, che era cresciuto insieme a lui, in tanti modi e che aveva incontrato troppo tardi nella sua vita.

Anche se era abbastanza presto, per viversi in un modo straordinario.

“Cosa piccolo …?” – gli gemette di rimando sulle labbra, dandogli quel senso di sicurezza strana e torbida, all’interno della quale Downey si perdeva, sentendosi al sicuro, nonostante fosse più maturo dell’altro.

Stava diventando un’ossessione, pensò Robert.
L’età, il carisma di un aspetto acerbo, la tonicità di muscoli, che non avevano bisogno di palestra e sacrifici, di tutto ciò Downey faceva da anni, per piacere a Jude.

Jude, Jude, Jude …

Ripetere il suo nome, come un mantra, mentre l’irresistibile e virile Watson, scendeva nel suo ombelico, facendogli l’amore anche lì, come se fosse possibile, come se il piacere di appartenergli potesse essere sublimato in ogni angolo di Robert, in ogni piega, in ogni abisso.



Boydon si fece una lunga doccia.

Aveva operato cinque pazienti e l’ultimo, Styles, lo aveva messo in allarme: fortunatamente era solo un inizio di peritonite, ma poteva essere letale, se trascurata.

Il medico si avvolse in un telo verde, tornando nel proprio studio.

Quando si ritrovò davanti Christopher ebbe un sussulto.
Anche di gioia.

“Tesoro …”

“Ciao Steven, passavo di qui per il calendario delle vaccinazioni di Clarissa e volevo salutarti …” – gli disse imbarazzato il cantante, per come l’ex lo aveva accolto.

Boydon lo abbracciò forte – “Hai fatto bene …”

“E’ successo qualcosa …?”

“No, anzi … E’ che a volte si possono perdere le persone per una sciocchezza” – e gli spiegò il rischio corso da Harry.

Chris si distaccò lento da lui, scrutandolo.
Il chirurgo era smagrito ed in forma, forse per merito di un programma di fitness, che Boydon stava seguendo da tre mesi.

“Ora mi vesto … Come stai Christopher?”

Il suo tono era caldo, amorevole.
Sembravano archiviati i litigi avuti con il leader dei Red Close, all’epoca della loro separazione.

Così, come d’incanto.

“Siamo stati in Africa, in Egitto … E’ stato bello” – replicò un po’ confuso, pentendosi di avere parlato di Ivan, anche senza nominarlo.

L’argomento infastidiva Boydon, ma non in quell’occasione.

“Ne sono felice, sono luoghi incredibili: con la nostra Clarissa siamo andati in Florida, te ne avrà parlato”

“Sì, era euforica … A proposito questo week end vorrebbe rimanere a villa Meliti, fanno il campo indiamo nel parco …”

“So tutto” – Steven rise, vestendosi, dopo essere rimasto nudo davanti a Chris, che avvampò, facendo un passo indietro, verso l’uscita, rimasta socchiusa.

“Ho il pomeriggio libero” – rivelò, senza saperne il motivo.

Boydon lo fissò – “Ok … Anch’io ho finito qui, andiamo a berci un cocktail sul lungo mare, al Sunrise, che ne pensi? Così parliamo anche della scuola di Clarissa, perché voleva cambiare, i maestri non le piacciono, fa i capricci”

“D’accordo … Troveremo una soluzione.”



La scatoletta sul comodino era apparsa come per magia.
Jude era sparito nello stesso modo, lasciando quel dono ed un biglietto.

§ Devo incontrare i produttori, ci vediamo da Glam stasera, se non hai cambiato idea amore … Ti adoro, tuo JL §

Downey lo lesse strofinandosi la nuca, guardando poi il contenuto di quello scrigno, riconoscendo il logo dell’oreficeria, dove andava d’abitudine anche lui, per i regali alle varie ricorrenze.

Si allacciò il bracciale di brillanti, a taglio quadrato, di dimensioni ridotte e raffinate, un gioiello elegante, come i gusti di Law.

Sorrise, poi deglutì amaro.

I suoi sensi gli rimandavano emozioni gradevoli, in un orgasmo non ancora esaurito.
Spense la luce e si accarezzò.
Pensando a Glam.



Scopare in auto non era stata una buona idea.
Scopare con Steven, era anche pessima, ma Christopher non riusciva a pensare a niente di logico, da quando era salito su quel suv dai vetri oscurati.

Tra le sue gambe, Boydon si ergeva imponente, mentre lo colpiva senza freni, dilagando di umori e sudore, mentre si baciavano sensuali.

L’erotismo di quell’amplesso era così carnale ed animalesco, da perdere i sensi.

Steven si fermò, senza uscire da lui, ma raccogliendone il busto, nel farlo aderire al proprio, sembrò cullare Chris, che si era appeso con le braccia alle spalle del suo amante, cercando ulteriormente i suoi baci profondi.

“Mi sei mancato … così tanto Christopher …” – quasi gli pianse sugli zigomi, lasciando poi aderire le loro fronti, ad occhi chiusi, come se si vergognasse della sua debolezza, lui, così convinto di potere andare avanti senza quel ragazzo stupendo, dagli occhi fatti di cielo.

Lui che non aveva combattuto per tenerselo, anche se Chris non sarebbe mai stato né suo, né di nessuno.

Il possesso per un essere tanto fragile, poteva unicamente portarlo alla fuga e così accadde, senza che Boydon riuscisse a porvi rimedio.

Ivan era solido e tenero al tempo stesso, un mix di forza e dolcezza, in grado di rassicurare Chris, di farlo persino innamorare.

Almeno così credeva il giovane, sino a poche ore prima di quell’incontro con Boydon.
Doveva tagliarlo subito fuori da un clamoroso equivoco, pensò.
Escludere Steven da qualsivoglia illusione.
Eppure era terribilmente complicato, adesso.



Geffen sembrò fargli una radiografia al suo arrivo.

“Che c’è …?” – domandò lieve Robert, bloccandosi al centro del salone.

“Hai un look stupendo” – sorrise, abbracciandolo.

“Sono passato da Erik e Samantha, hai presente?” – disse arrossendo.

“Dove i divi si fanno belli? Tu ci riesci benissimo, ma hai scurito le chiome, mio fascinoso Holmes?” – e gli segnò con l’indice l’attaccatura dietro le orecchie.

“Un pochino, un bagno di colore, io non faccio mica la tinta come Pam!” – puntualizzò scherzoso, ma non troppo.

Glam lo aveva beccato in flagranza di vanità totale, rimuginò Downey, pensando a ciò che aveva detto proprio a Jude, in materia di storie sentimentali o meglio di adulterio.

“Sei bellissimo Robert …” – sospirò l’avvocato, tornando al divano.

“Ti ringrazio … Mi hai sempre coperto di complimenti” – replicò mesto, affiancandolo.

“Cos’hai? Crisi di mezza età? I sintomi sono evidenti”

“Ma che dici? … No, ecco, in realtà”

“Sputa il rospo” – gli intimò complice e sereno.

Downey lo guardò – “Tu come stai Glam?”

“Sei un tesoro” – inspirò.

“Sei più importante delle mie frustrazioni, avevi dubbi Glam?”

“No, affatto … Ho parlato con Hiroki, vuole tornare a New York, poi è passato Colin e ci siamo scambiati un paio di confidenze, infine … eccoti qui, mio dolce amico” – e lo baciò, un po’ a sorpresa, ma senza foga.

Lo amava e basta.



Harry si svegliò, trovando Boo addormentato, il volto affossato nelle braccia incrociate ed esili, la barba incolta, su quelle guance un po’ scavate.

“Cucciolo … Ehi Lou …”

“Haz …” – e gli volò al collo – “Finalmente, hai male da qualche parte?” – domandò quasi in affanno.

“No Louis calmati” – sorrise – “Sono vivo come vedi”

“Sì certo … Mi dispiace per”

“Dio che ore sono?”

“Le sette … di sera”

“Ho appetito, ma non so se potrò mangiare Boo, vorresti chiedere ad un’infermiera se mi portano almeno un tè, un biscotto?” – domandò sollevandosi.

“Sì, sì ok … Provvedo subito” – sorrise a metà, un po’ frastornato.

“E Petra?”

“E’ dal nonno … Ti salutano tutti, sono passati Colin e Jared, poi Christopher e Tim con Kevin … Anche Robert, ti ha portato dei cambi, su richiesta di Jude”

Lux gli aveva raccontato del loro diverbio e di quei dettagli, che Louis stava girando ad un Harry un po’ distaccato.

“Vincent e Jude hanno litigato?”

“Non direi, ma è stato un atteggiamento fuori luogo … Mi riferisco a Jude” – bissò in tensione, tornando accanto a Styles.

“Mi è stato vicino, io stavo da schifo e”

“Ed io non c’ero, giusto?”

“Come avresti potuto Louis? Ero al lavoro, ma poi non riuscivo a rintracciarti”

“Il cellulare era da buttare, per la pioggia, è stato un inconveniente e ti chiedo scusa”

“Per cosa?” – sorrise con freddezza – “Per l’inconveniente o per essere andato di nascosto da Vincent?”

“Non ti ho nascosto nulla!” – si alzò di scatto.

“Eppure non la smetti di chiedere perdono, quindi mi domando per cosa Louis!” – sbottò irrigidendosi ulteriormente.

“A cosa stai pensando?? Che sia finito a letto con Vincent?!”

“Vedo che non lo chiami più Lux, è stata una fase ridotta ai minimi termini!”

“Vincent è un uomo integro e non mi ha neppure sfiorato …” – ribatté composto, tenendo una dolorosa distanza da Styles.

“Perfetto” – si ossigenò – “E’ il tuo eroe, di nuovo a quanto pare”

“In tema di eroi sembra che neanche tu, ti sia risparmiato Harry” – e guardò nel corridoio, dove stava arrivando Law, vestito alla moda, la falcata sicura.

“Non sparare cazzate, come difesa è penosa!”

“Forse facciamo entrambi pena, Harry, con questi discorsi inutili” – replicò in lacrime, che si affrettò ad asciugare, dignitoso ed offeso.

Inforcando gli occhiali scuri, Louis evitò Jude, uscendo nella direzione opposta, congedandosi frettoloso da Haz, seduto sul bordo, i nervi a fior di pelle, l’impulso di rincorrerlo, mortificato.

Il sorriso di Jude sembrò bloccarlo e farlo desistere all’istante.

“Ma dove pensi di andare, Harry?”



CHRISTOPHER



STEVEN



ROBERT

lunedì 5 maggio 2014

ZEN - CAPITOLO N. 288

Capitolo n. 288 – zen



Le fitte erano talmente intense, che Harry vomitò un paio di volte sull’ambulanza, dov’era salito anche Jude, per non farlo sentire abbandonato a sé stesso.

L’attore aveva avuto la percezione di ciò, negli sguardi smarriti di Styles, in attesa dei soccorsi.
Gli teneva la mano, aiutandolo a superare le crisi di nausea acuta, anticipando persino gli infermieri intorno al compagno di Louis.

Louis irraggiungibile, dopo decine di chiamate.


La tazza di tè roteava tra i suoi palmi, mentre Lux si cambiava gli abiti, inzuppatisi nella vasca, con tutto il resto di sé.

Erano rimasti abbracciati lì, nell’acqua, senza dirsi nulla, ascoltandosi respirare, più sereni, dopo quella sorta di patto o di tregua.

Il cuore di entrambi, restava comunque agitato da mille pensieri e dubbi.

Boo sorseggiò la bevanda calda, evitando di spiare le mosse di Vincent, mezzo nudo tra il corridoio e la camera armadio, del primo piano, dov’erano saliti tenendosi per mano.

Louis si calò il cappuccio dell’accappatoio, prendendo fiato.

“Vincent hai un cellulare da prestarmi, per favore?” – chiese improvviso a mezza voce.

“Certo mon petit, guarda nel cassetto grande dello scrittoio” – gli rispose dall’altra stanza, per poi palesarsi in jeans e camicia bianca, scalzo, con un bel sorriso – “Va un po’ meglio tesoro?”

“Sì, grazie, ma il mio telefono è morto, anzi annegato nella pioggia di prima …” – spiegò assorto, inserendo la sim in un portatile qualsiasi, ce n’erano una decina in pratica, inutilizzati da chissà quanto tempo.

“Capisco … Forse qualcuno ti ha cercato”

“Ora controllo” – abbozzò anche lui un sorriso – “Hai anche qualche vestito, che io possa mettere?”

“Sì, certo, ci sono i tuoi …” – Lux tossì avvampando – “Sono rimasti qui Boo”

“Ok … Ok allora vado a prenderli … Cioè quelli che servono per oggi e … Cavoli quanti messaggi e … Mio Dio …” – ne ascoltò uno a caso.

“Che succede mon petit?”



La strada verso l’ospedale era bloccata per un incidente, causato dal temporale, ormai passato sopra la città, non senza provocare numerosi danni.

Lux cambiò direzione, scegliendo una scorciatoia.
Nel frattempo nessuno rispondeva a Louis, né Harry e neppure Brendan, probabilmente impegnato nei preparativi del suo matrimonio con Brent, anch’egli sparito.

Finalmente giunsero nel parcheggio sotterraneo e Boo schizzò via dalla fuoriserie del francese, dirigendosi agli ascensori.

Lux lo tallonò, angosciato per le sorti di Styles e lo stato di agitazione di Louis stesso.


“A quale piano sarà, Vincent?”

“Penso il settimo … Da Steven”

“Ok settimo …” – e dopo avere premuto il pulsante, Louis si schiantò contro la parete a specchio della cabina, tremando come un pulcino.

Lux lo strinse, istintivamente, ma avvertì un notevole disagio nel ragazzo, distaccandosi da lui, di conseguenza, senza fare commenti inopportuni.



Colin salutò Hiroki nel living di Palm Springs.

“Ciao, Glam è sveglio?”

“Sì da un pezzo, ha anche mangiato ed ora è nel solarium: gli stavo leggendo un libro” – sorrise, ma le sue iridi erano velate di malinconia.

“Vorrei parlare un po’ con lui …”

“Sì, io vado a fare una passeggiata sulla spiaggia, ma se avete bisogno chiamatemi dalla terrazza, ok?”

“D’accordo Hiroki, ma Pana e Daniel non ci sono?”

“Sono a Los Angeles per i permessi di immigrazione o qualcosa del genere” – spiegò, grattandosi la nuca, un po’ impacciato.

“Va tutto bene?” – chiese l’attore, perplesso.

“Sì, ma vorrei tornare a New York e non so come dirlo a Glam: io qui ci sto bene e gli sono affezionato, però avevo dei progetti”

“E lui teme tu sia in pericolo se ci torni?”

“Infatti, però lo comprendo”

“Ti vuole solo proteggere Hiroki”

“Non ci sono abituato” – rise leggero – “Mi sono sempre difeso da solo, ma sarei un ingrato se me ne andassi”

“Cosa provi per lui?”

Hiroki arrossì – “Io ecco … Amo prendermi cura di Glam, sperando di non dare fastidio a nessuno”

Farrell arrise alla sua spontaneità – “Ti riferisci a Jared e Robert? O Kevin?”

“Direi anche Scott, ma un po’ tutti voi, perché lo adorate, in un modo o nell’altro” – replicò schietto.

“Hai ragione, è terribilmente vero, quanto svilente assistere alla sua malattia” – confessò l’irlandese, adombrandosi.

“Tu sei un uomo davvero dolce Colin e Jared ti amerà per sempre”

“Non sono sempre stato così”

“L’essenziale, nella vita, secondo me, è fare dei passi avanti, migliorandosi”

“Ci ho provato e devo ringraziare soprattutto Jared, anche nei suoi sbagli”

Hiroki annuì – “Vai da Glam, ti sta aspettando” – e lo indicò, facendogli un cenno, al quale l’avvocato rispose con un sorriso, accogliendo poi Farrell con un abbraccio caloroso.



L’intervento era riuscito, nonostante un principio di infezione.

Boydon tranquillizzò Louis, accompagnandolo da Harry.

“Tesoro” – Boo lo disse come soffocato, vedendo che aveva le palpebre socchiuse e tremolanti.

Si precipitò da lui, sedendosi al suo capezzale, brandendogli le mani gelide.

“Dov’eri quando avevo bisogno di te …?” – domandò flebile Styles, assopendosi un istante dopo.

“E’ l’anestesia … E’ confuso, non preoccuparti Louis” – mormorò Steven, accarezzandogli paterno i capelli spettinati.

“Ha ragione io non c’ero” – ribatté fissando il marito, come pietrificato in una costernazione estrema.

Boydon se ne andò.



Lux si avvicinò a Jude, in piedi davanti a Robert, che gli aveva portato della biancheria per Harry.

“Salve, avete notizie?”

L’inglese sembrò incenerirlo con i suoi opali di ghiaccio – “Louis era con te dunque?” – esordì secco.

L’affarista lanciò un’occhiata a Downey, piuttosto cupo, poi replicò asciutto – “La mia vita privata e quello che Louis fa o non fa, non ti riguarda, ok?”

“Diciamo che ciò che fa non dovrebbe riguardare nemmeno te” – sibilò acre.

Robert era spiazzato dal suo atteggiamento.

Lux li superò, vedendo Steven in fondo alla corsia.
Si diresse spedito dal chirurgo, senza proseguire in quell’odiosa ed inattesa conversazione.

“Ma cosa diavolo ti prende Jude?” – ringhiò l’americano, ritrovando un piglio deciso, anche per chiarire quel malinteso.

“Ho detto ciò che penso!”

“E da quando la vita di Harry ti è così a cuore??”

“Cosa diavolo dici Rob?! Ero in studio da lui per quel contratto e lo sai!” – protestò.

“In palestra, alle feste, in ufficio, la vostra frequentazione è assidua ultimamente, però non è questo che mi fa imbestialire Jude, bensì la tua protervia e lo spirito inquisitorio, che metti nel giudicare il prossimo! Non che sia una novità”

“Di cosa mi stai accusando esattamente, Robert?” – sibilò, ad un centimetro dal suo volto contratto.

“Se proprio vuoi saperlo, della tua pessima ed arrogante abitudine di salire su di un piedistallo a sputare sentenze, Jude! Come con Jared o con il sottoscritto, ma anche Glam, ovvio!”

“Glam … Cazzo, ma ti stai a sentire?? Chi più di me è comprensivo per la vostra situazione?? Giusto Colin, per Jared, del resto viviamo la stessa condanna!”

Downey sbiancò per la tensione – “Condanna …? Chi la subisce è unicamente Glam, se proprio vuoi saperlo … E’ lui che si sta consumando, giorno dopo giorno ed è il minimo assisterlo, considerato ciò che ha fatto per noi, forse l’hai dimenticato Jude” – bissò come svuotato, deluso.

“Io non sono un mostro, non sono la persona che tu, ora, vorresti dipingere come tale” – obiettò Law, ugualmente afflitto.

“No, sei solo un uomo, che di recente ha rispolverato il proprio indiscusso fascino con un ragazzino come Harry, senza contare che non hai mai smesso di farlo con Xavier e persino Colin: gli anni che ci dividono, Jude, pesano come macigni ed è questa, semmai, una banale condanna, alla quale dovrei adeguarmi, facendo un passo indietro, mandando giù bocconi amari, come ho fatto da quando ti conosco … Mi hai sempre tradito, mentre io l’ho fatto una volta sola, per amore sia chiaro e non per vanità”

Downey provò ad allontanarsi, ma Law lo trattenne, spintonandolo nella saletta di attesa per i visitatori.

Lo addossò al muro, artigliando le sue braccia, stese lungo il corpo magro, ma assolutamente perfetto.

“La tua gelosia Robert è assurda e mi sta facendo impazzire di dolore, voglio che tu lo sappia” – disse in crisi di ossigeno.

Downey chiuse gli occhi, con arrendevolezza.

Accolse le labbra di Jude, in un bacio struggente.

Le mani di Law scivolarono poi intorno al busto del consorte, per accarezzarne la schiena, attirandolo a sé, con una tenerezza devastante.

Non avevano mai smesso di baciarsi.





venerdì 2 maggio 2014

ZEN - CAPITOLO N. 287

Capitolo n. 287 – zen



L’agente Costa, in presenza di Rossi, tranquillizzò Hiroki sulle condizioni di salute di Kiro.

Fu Dave a parlarne al giovane, su richiesta di Jared e Colin, molto preoccupati per la reazione dello stesso.

Hiroki si sentiva responsabile di quanto accaduto allo zio, inevitabilmente.

Leto si dimostrò paterno ed affettuoso, confermando la sua benevolenza al nuovo amico di Geffen, che ora era rimasto da solo con Hiroki, a consolarlo.

Erano nel living di Palm Springs, sopra al divano, il caminetto acceso, per i brividi che stavano tormentando l’avvocato da ore.

“Tesoro ora calmati e dimmi la verità: è per me che hai preso quelle due siringhe, vero?”

Hiroki annuì tremando, rifugiandosi nel suo petto, ancora spazioso e caldo.

Geffen lo strinse con delicatezza – “Non darti colpe quindi, anche se non dovevi correre un rischio simile, per un rottame come me” – sorrise, guardandolo di nuovo.

“Ma tu stavi male e … e volevi aiutarmi a New York, non hai esitato a dirmelo, quando hai saputo del mio trasferimento … Volevo ricambiare la tua generosità Glam” – disse triste.

Era penoso vederlo così sconvolto.
La sua indole solare e cristallina, sembrava essere stata inghiottita da un’ansia ingestibile.

“Oggi Vas ti porterà da Kiro, ok?” – aggiunse dolce, stendendosi per dormire.

“Posso restare qui Glam?”

“Certo piccolo … Prova a riposare un po’ anche tu, dopo ti sentirai meglio” – concluse a mezza voce, chiudendo le palpebre lento, ma con un bel sorriso, che rassicurò oltre modo il ragazzo, abbarbicato a lui, come se Geffen fosse uno scoglio.



Le nove trenta.
Le dieci.
Dieci e trenta.
Undici e quindici.

Lux controllò l’ora passando dalla terrazza, al salone, dal primo piano, al secondo, per poi fermarsi al terzo, della sua residenza deserta.

Fuori stava diluviando dall’alba.

“Ok mon petit, tempo scaduto e passato … Bon, me ne farò una ragione e …” – rise con le lacrime in gola – “… e magari la smetterò anche di parlare da solo” – inspirò, accendendosi una sigaretta e trangugiando un bicchiere colmo di whisky, di certo non il migliore aperitivo possibile.

Strizzò gli occhi, scuotendo la testa, sentendosi ribollire lo stomaco ancora vuoto, dopo una leggera colazione, consumata alle otto.

L’uomo ebbe un capogiro, per l’amarezza e non certo per l’alcol in circolo, sebbene volesse vedere il fondo della bottiglia.

“Un’ultima volta … un’ultima sbornia e poi basta Louis” – sospirò - “Basta fare cazzate, alla mia età, per te, così … non ha senso” – singhiozzò, senza sapere neppure cosa sarebbe potuto accadere durante il loro incontro ormai mancato.

All’apparenza.

Il suono del campanello lo fece trasalire.



Law varcò la soglia dell’ufficio di Harry con due beveroni al caffè e panna.

“Spero ti piacciano, come stai?” – lo salutò l’inglese, accomodandosi.
Avevano fissato un appuntamento di lavoro.

Un contratto nuovo ed allettante non convinceva a pieno l’attore e la consulenza di Styles poteva essergli utile.

“Ciao Jude, sì grazie, ottima scelta, ho giusto un calo di zuccheri a quest’ora” – rise, cercando la pratica.

“Sono negato per le scartoffie, come Rob … Ci siamo sempre appoggiati a Glam” – spiegò, aprendo i bicchieri.

“Già, siete ottimi clienti dello studio, come Farrell del resto …” – disse distratto dalla lettura di quel plico scritto a caratteri microscopici.

“Ci vorrebbe una lente d’ingrandimento alla Holmes!” – scherzò Jude.

“Uhm sì … buono questo brodo … Ecco, qui abbiamo un passaggio sospetto, avevi ragione, riguarda i diritti d’autore e di distribuzione … Insomma non ne ricaveresti nulla, se il film arrivasse alla sezione home video per capirci … Devono cambiare il paragrafo diciannove, mi pare ovvio” – sorrise convinto della propria affermazione.

Harry era in gamba e sicuro di sé, ma non spavaldo.
La sua educazione poteva quasi intimidire od affascinare, come si sentiva Law in quell’istante, mentre lo fissava attento.



Intirizzito e fradicio come un pulcino: Louis se ne stava appoggiato allo stipite della blindata, tenendosi chiuso il bavero del giubbino in jeans, zuppo come il resto.

Tremava e piangeva, in un modo quasi composto, senza eccessi, come cristallizzato in un’emozione, capace di non dargli vie d’uscita.

“Mon petit …”

“Io … io non volevo, davvero … e mi … mi dispiace così tanto Vincent” – balbettò, oscillando per andare verso di lui, che lo accolse veloce tra le proprie ali, stringendolo, senza esitazioni.

“Vincent …” – singhiozzò.

“E’ tutto a posto anima mia … tutto a posto, ok?” – gli sorrise, conducendolo all’interno, verso il primo bagno oltre l’ingresso.

Lux riempì svelto la vasca, passando a Boo un accappatoio e degli asciugamani, per tamponarsi i capelli gocciolanti.

Raccolse poi il suo corpo esile e nudo, immergendolo nell’acqua calda e profumata di sali speziati all’arancio e sandalo, un acquisto fatto con Louis tempo prima, durante le loro scorribande per negozi.

Erano frammenti, così cari al cuore dell’uomo, che adesso frizionava le chiome castane di quella meraviglia di persona, che era Louis, da quando era al mondo.

Un mondo che sarebbe divenuto invivibile senza Boo, pensò Vincent.

Glielo disse.

“Da ora in poi noi saremo ciò che tu vuoi: amici, complici, potremo dirci tutto e risolvere i problemi, superare gli ostacoli, senza più strapparci il cuore dal petto, come ieri, senza più torturarci, ok?” – gli mormorò dolce.

Era lacerato dalla commozione e dalla paura di perderlo.

Senza spogliarsi, entrò anche lui, trascinato da Louis, che lo abbracciò con tutta l’energia rimastagli.

“Grazie Vincent … Ti voglio bene …”

“Ed io a te … per sempre.”



La smorfia sul viso di Styles fu esaustiva.
Una fitta al fianco destro gli tolse il fiato.

Impallidì, sotto lo sguardo di Jude, che si preoccupò subito per lui.

“Harry che succede, ti senti male?”

“Sì cavoli … La mia appendice … Oh mio Dio” – e si contorse sulla poltrona, per uno spasmo ancora più insopportabile.

“Chiamo Flora, aspetta, devi andare subito in ospedale!”

“Sì … sì io chiamo Boo …”

Il suo cellulare, però, risultò irraggiungibile.

“Dove diavolo sarà andato …?!” – pensò ad alta voce Styles, come impaurito.

Si sentiva perso senza il sorriso di Louis.

Petra era ancora alla villa del nonno, vista la brutta giornata di pioggia, che impediva l’accesso al campo estivo, per l’ultima settimana di vacanza, prima dell’asilo, almeno per lei.

Harry doveva andare in tribunale, con Hopper, che lo soccorse immediato, chiamando un’ambulanza ed avvisando Steven dell’emergenza.

Marc tornò da Harry, Flora e Jude, ugualmente impegnato a cercare Robert al telefono, per chiedergli di passare a prendere le bimbe da Pam, al posto suo.

“Tesoro io vado con Harry, mi sembra spaventato … Mi raggiungi al reparto di Boydon se vuoi …”

“Ok Jude, magari chiedo a Colin e Jared di occuparsi delle bimbe, loro vanno da Meliti, penseranno anche a Diamond e Camilla, così passo dall’ospedale anch’io, vi serve qualcosa?”

“Prendi magari un cambio o due, Harry porta la mia stessa taglia direi”

Downey provò una strana sensazione, come se tra il marito e Styles ci fosse una confidenza, di cui non si era reso conto.
Fu solo un attimo.

“Rob ci sei?”

“Sì, sì, sono qui … D’accordo, passo al negozio di Ruth, poi arrivo” – e chiuse un po’ secco la chiamata, ma stava guidando e Law non diede peso alla cosa.



Le scapole sporgevano, tendendo la sua pelle diafana.
Hiroki non si era mai abbronzato sul serio nel corso della sua vita, ma forse, a Los Angeles avrebbe recuperato, rimuginò Glam, osservandolo.

Erano completamente nudi e Geffen non ricordava nulla.

“Tesoro … che abbiamo combinato?” – gli sussurrò nella nuca, facendolo sorridere.

“Avevi caldo e così ci siamo spogliati, tutto qui …” – mugugnò, raggomitolandosi più incollato di prima, a lui, che lo cinse da dietro, senza mutare la loro posizione iniziale.

“Ok … Sai mi sarebbe dispiaciuto diventare di botto così rincoglionito” – Glam rise.

“Un vero peccato …” – bisbigliò malizioso, intrecciando le loro dita sull’addome asciutto – “E’ così bello sentirti qui …” – Hiroki fece una leggera pressione sotto l’ombelico – “… e qui” – aggiunse flebile, deglutendo a vuoto, sensuale ed innocente.

Il Geffen di un tempo lo avrebbe ricoperto di baci, amandolo ripetutamente, ma già sembrava un miracolo ad entrambi, avere fatto l’amore qualche volta, dal loro primo incontro.

Forse solo una, a dire il vero.

Hiroki pensava a tutto, instancabile ed erotico, anche nel respirare.

Glam lo accarezzò tra le gambe, ritrovandolo eccitato e caldissimo.

Lo masturbò con metodo, facendolo vibrare, mentre lo stimolava esperto e generoso.
Nonostante le fitte, un po’ diffuse ovunque nella sua muscolatura, in parte consumata dalle terapie, Glam lo portò sino ad un orgasmo meraviglioso.


Hiroki si girò ansimando, nascondendosi quasi nel collo di colui il quale ormai rappresentava l’unico punto di riferimento stabile, in quell’universo di adulti, così difficile da affrontare.

Era tutto talmente incredibile, che voleva viverselo sino alla fine e lo stesso pensiero albergava nella mente di Geffen, perso quanto HIroki, in un bacio, che sembrava non volere finire mai.








 VINCENT