martedì 15 marzo 2022

One shot - Be different

 One shot - Be different



Las Vegas - Summer 2010


Pov Ronnie Vannucci jr


Brandon riattacca l'ennesima telefonata con Tana.

Ha un sorriso, stampato in faccia, che non mi dà scampo.

"Positivo, il test è positivo" - rivela, avvicinandosi di nuovo a me.

Stavamo rivedendo un arrangiamento, per il suo nuovo disco da solista, per il quale mi ha chiesto di suonare in un paio di brani.

"E sono tre ... Congratulazioni, arriverai a sei come tuo padre?" - chiedo acido, raccogliendo le mie cose.

"Dove stai andando, Ron? E poi che sono queste domande .. " - la sua voce è quasi scioccata, ma, per lo più, imbarazzata.

Lo punto, come una belva ferita.

Per l'ennesima volta.

E' come scesa la notte, nella mia testa; cammino lungo una strada buia e deserta, all'improvviso.

Un attimo prima, ci tenevamo per mano ed un secondo dopo, Brandon è sparito e con lui la luce della luna piena, così le stelle.

"Pure e semplici constatazioni, le mie, ma a te non interessano" - lo scanso, passandogli oltre, dopo avere indossato un giacchetto di pelle, suo dono ed inforcato gli occhiali scuri, regalo di Lisa.

Ah, tutti mi adorano ...

"Ronnie!"

"Ronnie cosa?!" - e torno indietro, minaccioso.

Brandon deglutisce a vuoto, ma non smette di fissarmi.

"Senti Ron, ho bisogno di sapere una cosa e"

"No!"

Me ne vado.



Tre giorni dopo, California


Il quartiere di Malibu, esercita sul sottoscritto, da sempre, un certo fascino.

Ho pensato più volte di trasferirmi qui, ma non avrò mai il coraggio di farlo.

L.A. è immensa, dai quartieri alti, alla normalità della valle.

Sorseggio un cocktail analcolico, anzi è il secondo, aspettando l'ora del mio appuntamento con Damon, un mago dell'informatica, che ha promesso di editare i video, del mio nuovo album.

C'è aria di tensione, nella band, così ci siamo presi tutti una pausa.

Ottima occasione per i nostri lavori in autonomia, del resto scrivere canzoni e proseguire gli studi, per la laurea in percussioni, sono da sempre, ciò che mi tiene a galla e in equilibrio.

A causa di Brandon, diversamente, sarei già impazzito da un pezzo.

In compenso resisto e non accetto le sue assillanti chiamate.

A parte una. Il giorno prima.

"Ronnie non riattaccare, cazzo!"

"Ciao ... Cosa vuoi?"

"Dove diavolo sei finito, posso saperlo!?"

E' arrabbiato marcio.

"A Los Angeles"

"Da solo?"

"Che vuole dire, da solo? Cosa ti frega, Bran?!"

"Mi frega di sapere cosa combina il mio uomo, dopo avermi piantato in asso, perché mia moglie è incinta!" - sbraita come un'aquila, la sua intonazione è magistrale, anche quando ci sbraniamo.

Prendo fiato; l'aria salmastra mi intossica, come questa relazione.

"Ne parliamo quanto torno"

"No, lo facciamo adesso, maledizione Ronnie!!"

Vorrei urlare anch'io, ma sono circondato da gente, che inizia a notarmi.

Un paio di adolescenti mi hanno riconosciuto e sono prossimi a chiedere un autografo; vedo che cercano carta e penna, nei loro zaini, ma io vorrei sparire.

"Devo andare Brandon" 

"Con chi ci sei andato? Ti prego ..." - le sue parole si inondano di lacrime.

Brandon non ha il senso della misura.

In nulla.

E' come stare sulle montagne russe.

Quando lo vivi.

Lo ami.

Lo detesti.

E ricominci ad amarlo.

Più di prima.

Sono calmo o, quanto meno, ci provo - "Con nessuno, ok? Ti cerco appena rientro. Ciao" - e lo taglio, sul suo "ti amo Ronnie", a cui, a volte, provo a non dare importanza.

Inutilmente.


I suoi messaggi successivi, li trovo persino patetici, ma poi piango, chiuso nella stanza dell'hotel, dove il mago dei pc è appena arrivato.

Lo raggiungo svelto e saliamo alla mia suite.

Damon è simpatico, loquace, divertente.

Lo osservo, è un bel tipo e mi fa un sacco di complimenti.

Prenoto il pranzo; è quasi l'una.

Nel frattempo, Brandon si è dato da fare.


"Ehi Lisa, ciao, tutto bene?"

"Bran ciao, tutto ok, hai visto i nostri acquisti? Con Tana, oggi, ci siamo divertite un sacco a prendere il corredo per Brandon jr"

"Sì, me l'ha detto ... Ecco, io, però, ti disturbo per avere notizie di Ronnie"

"Di Ronnie? ... Credevo sapessi che è a Los Angeles da lunedì"

"Sì, questo lo so, ma non riesco a parlarci ... Sì, insomma, abbiamo avuto una discussione, una stronzata, credimi, però volevo scusarmi, ecco"

"Mi dispiace, ma sai com'è fatto, lo conosci bene, deve sbollire, anche se non me ne ha parlato, sembrava tranquillo"

"E' una cosa di lavoro"

"Capisco, ecco perché l'ha tenuta per se, però, te lo ripeto, meglio stargli alla larga: vedrai che se ne sarà dimenticato, appena rimette piede qui"

"Lisa per favore, è un momento delicato per il gruppo: di questo te ne avrà parlato o no? ... Dove alloggia? Lo chiamo in albergo e se non si fa passare la telefonata non insisto"

"Ok, ok, un attimo ... Ti mando il numero via sms. Contento?"

"Non sai quanto. Grazie Lisa."


Verso un terzo aperitivo.

Il servizio al piano è in ritardo, ma, quando avevo perso le speranze, qualcuno bussa.

Damon esulta - "Alleluia! Sto morendo di fame" - ride, facendo un paio di saltelli, mentre si sistema la camicia modaiola nei jeans strappati: non ci avevo fatto caso, che, oltre a rimanere scalzo, si era messo comodo, mentre sciorinava numeri, statistiche, opzioni di ripresa, logorroico come pochi.

Apro come un sipario, sul suo volteggiare sopra la moquette, alta tre centimetri.

Brandon, oltre la soglia, rimane come cristallizzato: non si accorge neppure di me, a quanto pare.

E' già nel salotto, getta il trolley in un angolo, quindi affronta Damon, immaginando Dio sa cosa.

Anzi, io lo so alla perfezione.

"E tu chi diavolo sei?"

"Ciao ... Damon White ... Piacere, tu sei Flowers, Brandon Flowers, giusto? Il leader dei Killlers, wow! Piacere" 

"Sì, ora ricordo, tu hai lavorato anche con Bono"

"Esatto, una figata stratosferica!"

Parla come un bimbo minchia, vorrei ridere, ma non ci riesco proprio.

Brandon mi cerca con lo sguardo lucido - "Posso parlarti un attimo Ronnie? In privato"

"Certo ... Ah il carrello dei viveri, ci pensi tu, Damon?"

E lui, candido - "Sì, subito Ron, c'è da mangiare per un esercito, ti fermi con noi, vero Brandon? Cosa prendi" - "Prendo Ronnie e lo porto di là! Ok?!" - e mi afferra, buttandomi letteralmente in camera, chiudendo la porta a chiave.

"Me lo dici tu cosa cazzo vuole da te quello stronzo!?!"

E' una furia.

Neanche mi lascia spiegare, che già mi ha sferrato sberle e calci, come un puledro imbizzarrito.

Per me bloccarlo è semplice, così come lo sarebbe fargli male.

"Sei un bastardo Vannucci, un fottuto bastardo!!" - urla, senza preoccuparsi minimamente di cosa potrà pensare Damon.

In fondo, non importa a nessuno dei due.

"Smettila Brandon, accidenti a te!!"

"Te lo sei scopato, lo sanno tutti che è gay, lo sanno tutti!!!" - piange, strepita, prova di nuovo ad aggredirmi, ma si ritrova sul letto, ci rimbalza sopra, dopo una mia vigorosa spinta: è così leggero.

E tonico.

Il suo corpo mi fa uscire di senno.

Lo sovrasto, immobilizzandolo per i polsi, sopra la sua testa spettinata e piena di confusione.

"Adesso ti dai una calmata, Flowers, hai capito?!?" - sono altrettanto incazzato, non solo per la mancanza di fiducia.

Lo avevo tradito una volta sola, con quel tecnico del suono, cinque anni prima, quando mi aveva annunciato le sue nozze e i progetti genitoriali, che avrebbe realizzato insieme a Tana.

Io non centravo niente, con quel suo tanto agognato percorso.

Mi aveva tagliato fuori, senza prendere in considerazione una ben che minima alternativa.

A me era mancata la forza di dirgli basta o di porgli degli ostacoli: del resto, li avevo evitati a mia volta, sposando Lisa, ben prima di lui.

Passare in mezzo alle cose, era un rischio, che, vigliaccamente, non ero riuscito ad affrontare, io, per primo.

"Cristo Brandon calmati!"

"E non bestemmiare!!"

Mi alzo di scatto, lui prova a fare altrettanto, ma lo atterro di nuovo, crollando poi su di una poltrona, esausto, per le sue crisi, la sua gelosia, il suo male di vivere, che non trova soluzione apparente.

"Damon è qui per il mio disco, ok?" - spiego, provando a tornare di là, per constatare che l'amico White è sparito.

Brandon mi si incolla, tremante e sconvolto - "Non volevo fare casino, se solo mi avessi detto cosa ci venivi a fare qui, se poi mi avessi dato modo di spiegare"

"Spiegare cosa, Bran?!?" - sono io ad aggredirlo verbalmente, ora.

Mi strofino il volto, mi tiro persino i capelli, lisciandoli all'indietro, sino alla cervicale, che mi duole dal mattino presto.

"Ronnie stammi a sentire"

"No ..." - ora parlo piano, come se neppure io volessi ascoltarmi - "No, Brandon ... Dammi il tempo di metabolizzare, del resto è già capitato due volte ... E io sono stanco, di troppe cose"

Raramente mi commuovo, ma il nodo alla gola, mi sta soffocando.

Brandon Flowers riesce a distruggere la mia autostima, il raziocinio, con cui accetto gli eventi, da quando sono al mondo.

Un mondo, che, senza di lui, non avrebbe senso, ma che, con lui, attualmente, mi logora e mi svilisce.

"Cosa dovrei fare, Ron? Chiedere a Tana di abortire, per farti contento?"

Forse è una provocazione, cattiva per giunta, forse una semplice idiozia, ma lo schiaffo, che gli mollo su quel viso bellissimo, sembra come deflagrare, tra le nostre figure, tese e speculari.

Il mio cuore è spezzato, deluso.

E, specchiandomi negli occhi di Brandon, capisco che siamo il riflesso l'uno dell'altro, quando riusciamo a ferirci, come nessuno.


Las Vegas, at home again ...

Lisa mi ronza intorno, come uno di quegli aerei radar, mandati a sondare un uragano, sopra l'oceano.

"Mangiamo qualcosa, Ronnie?" - chiede, finalmente.

Sto correggendo bozze, prendo appunti, scrivo, cancello e riscrivo.

"Sono le tue memorie, amore?" - sorride, affiancandomi sul divano.

"No, è una canzone ..." - sbuffo - "... Comunque non ho molta fame"

"Ti senti poco bene?"

"No, Lisa" - mi stiracchio - "... Ho qualche pensiero, ma è tutto a posto"

"Pensiero su cosa o su chi?" - indaga, con tono affettuoso.

"Ma, sul futuro, su ... Su nuovi ingaggi" - improvviso.

"Molli i Killers?" - è stupita.

"No, ma non si sa mai: mi sto guardando in giro"

"Mica finiremo a Los Angeles?"

"E perché no? Magari anche tu avresti nuove prospettive, qui sei sprecata, ecco"

"Sarà, ma lavoro in un bel team, sono a mio agio Ronnie, però forse tu non lo sei più tanto, con Brandon, vero?"

Il mio stomaco si alleggerisce e poi contorce, al solo sentirlo nominare.

"Perché scusa?"

"Avete litigato, me l'ha detto lui, ti cercava, sembrava un po' matto" - ride, alzandosi, per versarci da bere.

"Tutto chiarito, ma sì, in effetti, ci siamo presi una pausa, siamo troppo nervosi, per la band"

"Sicuro?"

E' come un felino, astuto, ma Lisa non ama i giochetti, questo l'ho imparato, semmai non vede l'ora di rivelarmi una sua elucubrazione.

"Certo, ma che c'è per cena?" - provo a svicolare.

Stupidamente.

"Ronnie, io mi sono fatta una certa idea su Brandon, ok?"

"Sentiamola ..."

Ritorna ad accomodarsi.

"Sarà pure sposato e con figli, ma sai, ho sempre pensato fosse gay"

"Gay? Brandon?"

"E per giunta è cotto di te." - sospira "Non l'hai mai preso in considerazione, questo fatto?"

Provo a guadagnare l'uscita del living, ridendo isterico - "Oh cavoli, questa gliela dovrei raccontare, si farebbe anche lui due risate, Lisa"

Lei mi segue - "Guarda che non sono gelosa, se gli piaci, mica posso impedirlo, però"

Mi giro di scatto - "Però?"

Lei prende un lungo respiro - "Vedi Ronnie, certe persone, sono come dei parassiti: si attaccano a noi, facendoci credere di amarci e persino di rispettarci, ma poi, sulla distanza, rivelano i loro limiti ... E tu mi sembri condizionato, da lui, dai suoi malumori, dai suoi capricci, dalle sue ossessioni e se ho ragione, come credi che viva, Brandon? Quali angosce possono attanagliarlo, se è entrato in un abito troppo stretto, solo per accontentare la sua bella comunità di mormoni?"

Sono spiazzato e vorrei raccontarle certi episodi, non recenti, ma neppure così distanti, da poterli archiviare o sotterrare, in un giardino, che rimarrà incolto e senza fiori.

"Brandon ha avuto i suoi inferni, ma io ho cercato di aiutarlo e lui mi è stato riconoscente ... Ci vogliamo bene, questo non muterà mai, nemmeno se ..."

"Nemmeno se?" - mi sorride.

"No, niente." - e mi dileguo, per una doccia.

Sono sudato e saturo.

Di preoccupazioni e angoscia, all'apparenza irreversibili.


Brandon mi scrive ogni giorno, da più di una settimana.

Tana è capitata da noi, per uscire con mia moglie, ma io ho evitato di incontrarla.

Una volta tornate, Lisa mi ha confermato lo stato d'animo del mio "amico del cuore", lo definisce così, provando a ironizzare, ma senza malsani pregiudizi.

"Magari organizziamo una cena, a quattro, anche fuori" - propone timida.

"Tranquilla, domani torno in studio, a registrare quei due singoli di Brandon: se mi prendo un impegno, lo onoro, a qualsiasi costo"

"Perfetto" - approva lei, più serena.

Già, perfetto.



Entro, piuttosto trafelato, in quell'ambiente saturo di bei ricordi e promesse, non sempre mantenute.

Sembra deserto, se non fosse per la presenza silenziosa di Brandon, al pianoforte: appena mi vede ha come un guizzo.

E' radioso, nel suo sorriso di benvenuto.

"Ronnie!" - mi corre incontro, gettandomi le braccia al collo, senza alcuna corresponsione altrettanto coinvolta, da parte mia.

"Dove hai messo gli spartiti?" - chiedo sgarbato, scrollandomelo di dosso, senza togliere i miei Ray-Ban.

Ho alzato tutte le difese possibili e oltre modo insufficienti, a impedirmi di avere le pulsazioni a mille, al solo sentore del suo profumo.

Brandon ha un nuovo look: si è fatto crescere la barba, ha accorciato i capelli, sta benissimo, così come nel suo giubbino di denim blu scuro, un vero incanto.

Devo controllarmi, per non portarlo da qualche parte, azzerando il cuore e i pensieri, se non quelli concentrati a farlo venire, senza sosta, per ore, come è mia abitudine.

Lo nostra intesa sessuale è, a dire poco, magnifica.

"Eccoli ..." - e mi porge dei fogli, pieni di note, ma anche scarabocchi e faccine, su quasi ogni pentagramma.

"Ma cos'hai Bran, quattro anni? Come li hai ridotti?" - sbotto severo.

Mi fissa, non risponde, poi torna alle tastiere e recupera altro materiale, presumo io; invece sono delle foto.

Polaroid.

"Vo volevo mostrarti queste" - Brandon balbetta, quando è agitato e ora lo è parecchio.

Nelle istantanee ci sono io, con i suoi bimbi: in una provo ad insegnare ad Ammon qualche nota, nelle altre gioco sulla spiaggia con Gunnar.

Nell'ultima, noi quattro, lui, io e i suoi eredi.

Siamo felici.

Le aveva scattate Lisa, se non rammento male.

"Questo come lo chiamerai?" - domando, togliendomi gli occhiali.

Lui esita, poi inspira, buttando poi fuori l'aria, che sa di menta - "Henry ... Henry Brandon, forse, insomma Junior, per Tana e anche Lisa, già lo chiamano così"

"Beate loro" - e provo a raggiungere la mia postazione - "Dove cazzo sono finiti gli altri, non dovevamo trovarci per le nove?" - chiedo scocciato.

Brandon mi blocca, alle spalle, stringendosi a me, incrociando le braccia ad X, intorno al mio busto smagrito.

Ho perso cinque o sei chili, in questi giorni lontano da lui; anche mangiare mi dà noia.

Mi libero, uscendo sulla terrazza; c'è vento, un bel sole, dovremmo stare bene, invece siamo pronti a massacrarci, lo percepisco come qualcosa di non rimandabile.

Artiglio la balaustra, provo a ossigenarmi.

Lui ripete il gesto di prima, come se fosse un naufrago ed io l'unica tavola, scheggiata di dolore e delusione, con cui spera di salvarsi.

"Ron ... Ronnie, non ... Non lasciarmi"

Quante volte l'avrà ripetuto, in dieci anni, circa?

"Ho rispetto per Tana, per i sacrifici, che ha affrontato, da quando ti conosce, sai?" - esordisco, con tono fermo - "Ti ha sempre creduto e ha fatto ciò, di cui tu avevi bisogno: per lei non saprei, ma l'amore ci fa cadere in errori, spesso madornali" - mi giro, brandendo i suoi polsi.

"Ronnie"

"Cosa volevi sapere, l'altra volta? Del perché non ho figli?"

"Ron io"

"Già, chissà in quanti se lo chiedono: Ronnie Vannucci, venduto in certi articoli della stampa, come un gran seduttore, di donne ovvio" - rido molesto - "Cazzate! Vero, Brandon?" - ruggisco.

"Ronnie, ma di cosa stai parlando ..."

"Di me! Di come siamo diversi, tu ed io! E di come sono diverso, da tanti altri uomini, incapace di amare le donne e di volere dei figli! La mia vita è già fatta di abbastanza menzogne e ipocrisia: diventare padre sarebbe la peggiore! Sei contento, ora, che lo sai?!"

Si ammutolisce, poi mi abbraccia, di slancio, con così tanto amore e rammarico, nella voce, nel suo stesso respirare, da commuovermi ulteriormente.

"Tu sei una persona straordinaria, rispetto le tue scelte e vorrei tu facessi lo stesso con le mie, cercando di capirmi e non giudicarmi, senza pietà, Ronnie!" - afferma deciso, avvolgendomi gli zigomi roventi, con le sue dita affusolate e lisce.

Prendo di nuovo le distanze, ma non sto fuggendo.

Gli do ancora le spalle, sorrido, sentendo due lacrime volare via, tra l'aria e la sabbia del Nevada.

Presto le seguirò.

"Per quanto possa valere, un figlio l'ho desiderato, ma non con Lisa. Un figlio, anzi, una bambina, io la volevo insieme a te, Brandon. Perché io amo te. Te e nessun altro."

"Ronnie" - prova ad avvicinarsi.

"No, non toccarmi Bran ... Non farlo mai più ... E' finita. E' davvero finita."

Mi allontano, vedendo riflessa nelle vetrate, la sua immagine cadere in ginocchio, lo sguardo vitreo.

L'ultimo pianto, precipitato, forse, in fondo alla sua bellissima anima.



Mi sono preso una vacanza, con Lisa, alle Barbados.

Mi annoio a morte, però non potevo rimanere in città, con il timore, lo ammetto, di qualche rappresaglia o scenata, da parte di Brandon.

Invece sembra sparito; non mi cerca, ma so che sta bene dai messaggi scambiati tra le rispettive consorti, sempre in contatto.

Lisa non indaga più di tanto, anche perché ho esaurito la conversazione, con un laconico - "Siamo tutti in pausa, ci voleva, dobbiamo capire cosa fare del progetto Killers, meglio rifletterci" - "Sì, certo Ronnie, ma con Brandon, altri problemi?"

"No, tutto risolto."

Bugie, sempre odiose bugie.

Arriva una e-mail del nostro agente: si tratta di un'ospitata in uno show, dall'audience piuttosto importante, in quel di Londra, ma con un seguito a livello internazionale e, soprattutto, americano, degno di nota.

"Cavoli, bella occasione Ronnie"

"Sì Lisa ... Preferirei farne a meno, visto il periodo"

"Qui c'è scritto che gli altri sono d'accordo e poi quel Ross ci sa fare" - puntualizza lei, scorrendo veloce il comunicato sullo schermo del mio portatile.

"Ok, ci andrò, contenta?"

Lisa mi scruta - "L'essenziale è che tu sia contento, Ron"

Mi dà un bacio e se ne torna in spiaggia.

Contento io? Vorrei esserlo, almeno una dannata volta e non per finta.



London, in September 2010


Stavolta sono già arrivati tutti.

Ho preso il volo successivo, rispetto a Dave, Mark e Brandon, onde evitare di trascorrere con lui tante ore, durante la traversata atlantica, ma appena lo intravedo nei camerini, qualcosa mi avvampa dentro, facendomi provare persino nausea, per la tensione.

Brandon si è rasato, come del resto io, che, però, ho mantenuto i baffi.

Lui ha tagliato anche quelli, sembra un ragazzino, dalle movenze nevrotiche, specialmente quando ci confinano in uno studio, adiacente quello della diretta, sopra ad un divano, dove cazzeggio, senza rivolgere la parola praticamente a nessuno.

Ho bevuto abbastanza per provare distacco, ma resto lucido, anche se i colleghi iniziano a guardarmi un po' storto.

Brandon viene chiamato da Ross, unicamente lui sarà intervistato direttamente.

Un pubblico, quasi del tutto femminile è in delirio.

Noi interagiamo al minimo, ma a me va bene così, figurarsi a Dave e Mark, che ci sono venuti quasi per forza e per rispettare certe clausole contrattuali, per me fonte di divertimento, sino a poche settimane prima, come interviste e partecipazioni in radio e tv.


I quesiti sono sempre gli stessi, poi Ross va sul privato e parla di paternità, Brandon annuisce, schivo, confermando a bassa voce di avere in arrivo il terzo figlio.

Ross non insiste, cogliendo il disagio del mio ragazzo ...

Perché lui è questo e rimane tutto ciò che voglio: io non ho cambiato idea e sarebbe assurdo illudermi sul contrario.

Piovono applausi e gridolini di approvazione.

Che marito e papà perfetto

Mi sento mediocre, nel dileggiarlo mentalmente: sono rigido, ma giocherello con le bacchette, mi aiuta sempre.

O quasi.

L'esibizione fila liscia ed io filo via veloce, appena le luci del palcoscenico si spengono.

Sbaglio corridoio, poi trovo quello principale, vedendo, nel mezzo di una confusione non indifferente, Dave e Brandon intenti a parlare, occhi negli occhi.

Dave ha fondato i Killers, con Bran, che aveva risposto ad un suo annuncio.

Molta gavetta, poi il successo, tutto troppo in fretta.

Come innamorarsi, per noi due.

Quasi li dribblo, non senza capire che Dave lo sta consolando; ha sempre avuto maniere dolci e fraterne, nei riguardi di Brandon.

Vorrei sapere cosa gli ha raccontato, ma non ho voglia di discutere; purtroppo Dave mi intercetta agli ascensori e scendiamo insieme.

"Dove alloggi, Ronnie?"

"Al Savoy, tu no?"

"Ripartiamo subito, con Mark"

"E Brandon?"

"Non ne ho idea e neppure lui, a quanto pare ... Posso sapere cosa è successo tra di voi? Lui non me l'ha voluto spiegare, ma l'ho trovato peggiorato"

"In che senso peggiorato?" - siamo nel parcheggio dei taxi.

Dave mi osserva, prima di salire in auto con Mark, già a bordo.

"Durante il volo ha mangiato poco, poi è sparito nella toilette, quindi è tornato a sedersi, pallido e sudato ... Con il suo spazzolino preferito"

"Smettila cazzo!! Bran non le fa più certe cose, siamo anche andati in analisi, noi due almeno, perché tu e Mark ve ne siete fregati anche in quel caso, di risolvere i problemi di tutti quanti!" - tuono iroso.

"Brandon ha iniziato nel peggiore dei modi l'anno, con la morte della madre, poi ha ritrovato il sorriso, a luglio, grazie a Tana e alla sua gravidanza, ma torniamo dalle vacanze e me lo ritrovo così: possibile tu non sappia niente, visto che gli stai incollato sempre come un francobollo?!" - polemizza, irritante.

"Quindi la colpa sarebbe mia, secondo te?!"

Dall'ombra spunta Brandon, con due assistenti di Ross, intenti a porgergli omaggi e fiori, da parte dei numerosi fan, accorsi al programma.

Io sparisco.

Letteralmente.


E' il temporale a svegliarmi, nel mezzo della notte.

La suite è elegante, a me piace il lusso, in certi casi, tanto è la produzione di Ross a pagare tutto e lui, in fondo, mi sta sul cazzo, per come guardava Brandon.

Sento un rumore, una sorta di tonfo, poi un lieve bussare.

Mi fiondo alla porta, con uno strano presentimento, a divorarmi il cervello da ore.

La spalanco.

Brandon è lì, sul pianerottolo: ciondola, un sorriso ebete, a deformargli l'espressione, più che sofferente, mentre, in pieno affanno, prova a dirmi qualcosa di incomprensibile.

Infine crolla, tra le mie braccia, che lo sostengono, quanto le mie urla, affinché non si addormenti.

Gli cadono una bottiglietta di vodka, ormai vuota ed un tubetto di farmaci, che mi sembrano tranquillanti, poi le sue mani si aggrappano a me, che lo trascino in bagno e gli infilo due dita in gola.

"Cos'hai fatto Brandon, cosa cazzo hai preso!?!"

Sono disperato. Almeno quanto lui.

Riesce a liberarsi di tutto, mentre lo conforto, togliendogli il giubbotto con quelle piume assurde e la camicia, imbrattati del suo sfogo.

"Vieni, andiamo di là ... C'è del caffè, lo scaldo e te lo bevi tutto, ok? Al diavolo le tue regole da mormone" - gli sussurro, immaginando l'emicrania, che lo sta uccidendo.

Brandon resta zitto, ma non smette di guardarmi e, appena gli torno vicino, dopo averlo sistemato su di una poltrona, si stringe a me, sciogliendosi in un pianto composto, dignitoso.

"Non sapevo dove andare ... Volevo solo"

"Non dirlo nemmeno per scherzo, accidenti!" - mi altero, pensando alle conseguenze di quel gesto, se non fosse venuto a cercarmi, se avesse perso i sensi, in qualche angolo buio, soffocando durante una crisi di vomito.

"Ronnie, quante cose devo farmi perdonare ...? Scusami"

Lo avvolgo, prendendolo poi in braccio.

"Andiamo a dormire ... Tu devi solo stare bene, ok?" - gli mormoro con tenerezza.

"Ron"

"Io ti amo Brandon ... Non ho mai smesso"

Lo spoglio, lasciandolo in boxer e maglietta, come me.

Lui me li toglie, baciandomi nel collo, scendendo sino al mio inguine e poi resta nudo, mentre risale - "Mi sei mancato così tanto Ronnie"

Forse siamo satelliti, di una luna, sulla quale non riusciamo ancora a scendere.

Forse siamo pianeti, spesso sul punto di collidere, ma che riescono unicamente a sfiorarsi, in un moto perpetuo, faticoso, estenuante.

Eppure nei suoi occhi, adesso, io vedo un tappeto di stelle, su cui posarmi e recuperare le forze e la fiducia, nel nostro legame.

"Ron ... Ronnie lì"

"Lo so amore ..." - ansimo, inclinando il suo corpo, incastrato nel mio, di quel poco che basta a entrambi, per godere a pieno, di un orgasmo, che si rinnoverà più e più volte, sino all'alba.

Prima di addormentarsi, avvinghiato al mio corpo, nonostante sia esausto, Brandon riesce ad emozionarmi ancora - "Se solo fosse possibile, vorrei avere anch'io la nostra bambina, Ronnie ... La desidero, almeno quanto te, sai?" - e si assopisce.

Sereno.



Lisa è passata a prenderci all'aeroporto.

Sediamo dietro, canzonandola sul fatto, che ci farà da autista sino a casa di Brandon.

Le raccontiamo dell'Inghilterra, di Ross, della pioggia e del clima britannico, compiacendola con dei regali, da parte di entrambi, presi al duty free di Heathrow.

"Arrivati ..." - Brandon lo dice in un soffio.

"Ti accompagno, prendo i bagagli" - e mi affretto a scendere.

Lisa arriccia il naso, seguendo le nostre mosse: Bran ha solo un trolley.

Ci fermiamo a metà del vialetto di entrata: Brandon mi precede, si volta e mi abbraccia.

Lo avvolgo, accarezzandogli la schiena, poi i capelli, la mia bocca affondata nel suo collo - "Stai meglio, vero?" - anche la mia voce è flebile, ma satura di affezione e rispetto.

"Sì" - e annuisce, tornando a guardarmi.

"Muoio dalla voglia di baciarti, piccolo"

Brandon mi accontenta, ma solo sulla guancia destra.

"Ti amo Ronnie ... Non ho mai smesso" - mi sorride, in un rinnovato splendore - "Come vedi, non siamo così diversi, amore."



The End




















































martedì 8 marzo 2022

One shot - Come per davvero

One shot - Come per davvero



Messico, anno 2005


E' stato un concerto sfiancante.

Ronnie Vannucci chiude l'ingresso del camerino, condiviso con Brandon Flowers, schivando, per un soffio, la bottiglia di birra, che il cantante dei Killers, scaglia contro la porta.

Forse non ce l'ha con lui, ma il batterista del gruppo più famoso, che il Nevada abbia mai servito alla storia della musica rock indie, un dubbio ce l'ha.

Il discorso, fatto al più giovane tre giorni prima, non dev'essere stato assimilato a sufficienza.


"Ti sposi, Brandon? Cazzi tuoi! A me non rompere più i coglioni: da oggi è solo lavoro, tra noi, ok? Solo il nostro cazzo di lavoro!!"

Ron glielo aveva gridato, a muso duro, dopo l'ultima scopata, squallida e senza alcuna emozione, almeno da parte sua.

Flowers, al contrario, non aveva mai smesso di piangere e lui gli avrebbe voluto urlare addosso di smetterla di frignare, tanto non serviva.

Nulla, sarebbe servito, a risolvere i loro casini esistenziali.


Lisa Vannucci risponde al telefono sbuffando.

Indossa un bell'abito lungo, da cerimonia; quella, alla quale, a sorpresa, non andranno, lei e il marito.

"E' Brandon ... Avanti, rispondigli" - bisbiglia stizzita - "E' la decima volta che chiama, da stamattina presto!"

Il percussionista si alza dal divano, fingendo indolenzimento e persino la febbre, con un vecchio trucco da studenti; la moglie ci è cascata, ma con un'aspirina, tutto si sarebbe risolto: eppure niente, sembra potere convincere Vannucci Jr a schiodarsi e partecipare alle nozze di Flowers.


"Ehi testone, non hai cambiato idea?"

La voce del "suo" ragazzo, è limpida, sembra persino felice.

"Non è questione di idee, cazzo, ho 39 e mezzo, dev'essere un'influenza fuori stagione, ecco ... E poi perché mi rompete tutti, tanto il testimone di riserva ce l'hai e ora lo puoi usare!"

Il front man si ossigena, provando a ricacciarsi, dalla gola allo stomaco, un magone inevitabile.

"Era importante, Ronnie ... Per me"

"Diciamo che la storia si ripete; quando ho convolato con Lisa, neppure tu c'eri" - rimarca, con tono irritante, anche per la "sua" signora, ormai scalza e in costume: un tuffo in piscina, le farà passare l'arrabbiatura.

Tana ci teneva, ad averla tra le damigelle.

"Ok Ron ... Come vuoi, ma se pensavi che avrei rinunciato"

"Piantala!" - sibila livido.

"Non smetterò di amarti per questo, Ronnie" - adora ripetere il suo nome, non solo quando l'altro gli fa l'amore, così bene, da fargli perdere ogni controllo di sé.

E' del controllo, che Brandon ha bisogno: per smettere di bere e di fare chissà quali altre stronzate, neppure Ronnie le conosce; non ancora, almeno.

"Quando rientriamo dalla luna di miele, torno da te e stiamo insieme una settimana, ok? Destinazione deserto, tu ed io soltanto, l'ho già detto a Tana, per il nuovo video, ok Ronnie?" 

Fa quasi tenerezza.

Vannucci riattacca, staccando la spina dell'apparecchio, dal muro in pietra.

"Ehi che modi"

"Così non ci rompe più! Mi avete stressato, vado a dormire."

Lisa non demorde, il comportamento del compagno la destabilizza.

"Ascoltami Ron: so che ci tieni a Brandon, gli fai da balia, così almeno sembra, però non pensare, che lui ti molli, per la sua nuova famiglia: i Killers non si scioglieranno, non farti paranoie, se è questo il problema"

Lui si gira, fissandola: ecco che idea, si è fatta Lisa, su di loro.

Gli ha gettato un salvagente, senza neppure saperlo.

"Ho comunque dei progetti da solista, non andrò a fondo, se lui mi volterà le spalle"

"Ok Ronnie ... Ok." - lei sorride - "Salgo anch'io, ti va?" - e lo avvolge, suadente.

"Va bene, ma non sono in forma" - ride nervoso - "Devo sfebbrare"

"Ti farò da infermiera, vecchio brontolone" 

Scherzano, salgono, consumano un rapporto un po' mediocre, rispetto ai loro standard.

Ronnie si trova bene con lei, dal punto di vista fisico: con il suo carattere solido, Lisa lo aveva "ispirato" da subito e quindi, come soluzione e copertura, sarebbe stata perfetta.

L'affetto e la stima, non tardarono ad arrivare, però la felicità, per lui, abitava in altri occhi.

Ora lucidi, durante il sì, alla "sua" Tana.

Flowers desidera diventare padre.

Disperatamente.

E poi deve fare le cose "giuste", davanti a parenti e amici, mormoni o meno, quanto lui e i genitori, orgogliosi del suo percorso, anche se ignari, su quanto il figlio, fosse complicato e sofferente, anche in quel momento.


Un mese dopo ...

Quello che, nel 2008, sarebbe diventato il set di "Human", è un contesto stimolante, dal punto di vista artistico, almeno per Ronnie, che già aveva compiuto precedenti sopralluoghi, in cerca di ispirazioni per la band.

Ora, invece, questo posto, con sullo sfondo il camper a noleggio e lo strimpellare di Brandon su di una tastiera elettronica, per noia, gli infonde sensazioni molto diverse.

Di inadeguatezza, soprattutto.

La fede di Flowers, luccica nel vento, mentre le note si diffondono, a tratti stridule.

"Potresti toglierla, quella, almeno quando sei con me?" - Ron irrompe nel mezzo della melodia, con la sua richiesta, un po' antipatica.

"Se tu farai lo stesso ..." - Bran replica a mezza voce, cercando aria.

Vannucci si sfila l'anello, con sopra inciso il nome di Lisa, buttandolo in un posacenere, stranamente pulito; Brandon ha smesso di fumare, non senza fatica.

E anche di ubriacarsi, per reggere la tensione o la depressione.

Loro due non ne hanno parlato a sufficienza, Brandon ci soffre troppo.

I suoi capelli corti, sanno di cocco, gli occhi bistrati di nero, una fissa del momento, gli sembrano ancora più grandi, mentre Brandon sale sulla "Killers mobile", intenzionato a non dargli pace.

Anche la fede del cantante, finisce altrove, lontano dal cuore di Ronnie, dove Brandon prende posto, sul divano scassato.

Gli affari vanno bene, però quel mezzo era speciale: lo avevano preso a noleggio cinque anni prima almeno, agli esordi, per spostarsi da una città all'altra del Nevada, a fare serate persino in squallidi ristoranti.

In sostanza facevano la fame, ma non demordevano.

Il successo, prima o poi, sarebbe arrivato e non sbagliavano.

Gli errori, erano altri.

Ronnie gli accarezza le chiome corvine, Brandon gli apre la camicia a scacchi, con l'urgenza di cercare il contatto, con la sua pelle bollente.

Il tronco, del suo albero, villoso, cadenzato nell'ergersi e spegnersi, da un respiro in aumento, quell'aroma speziato, di un profumo, che Brandon gli regala ad ogni compleanno, tutto, di Ronnie, riesce a farlo impazzire.

Eppure, quest'ultimo, sembra distante.

La passione appare restia a rinnovarsi, questo giro.

Brandon lo bacia, un po' timido, ma poi prende coraggio e, al diavolo le paturnie di Vannucci, al diavolo ogni fottuta cosa, si possa frapporre tra loro.

Quindi, si sfila la t-shirt, troppo larga, facendola scivolare lungo il busto tonico, ma esile, senza interrompere il contatto delle loro bocche: Ronnie si solleva di poco, permettendogli di levargli la casacca, ma è solo l'inizio.

Le dita del ragazzo si fanno febbrili, mentre lo libera della cintura e gli abbassa i jeans, quel poco che basta, per impadronirsi, di diritto, del membro di Ronnie, che non oppone alcuna resistenza.

Questo ragazzo, che non dimostra i suoi seppure pochi 24 anni, riuscirebbe ad eccitarlo anche negli angoli più assurdi del pianeta.

Ronnie gli accarezza le guance, sature della sua virilità, sembra confortarlo, perché Brandon è scomodo, ma non si arrenderà facilmente, né alla fatica e tanto meno al poco trasporto del suo partner.

Perché resistergli o farlo arrabbiare?

Brandon lo ama profondamente, è reciproco, a questo si erano arresi entrambi.

Quando stai bene, con una persona, com'è capitato a loro due, devi fare dell'amore, l'unica via da seguire.

Ronnie lo afferra per le spalle, magre e spigolose, come tutto il resto di lui e lo bacia.

Con passione, sconvolgente, assordante come un battito d'ali di mille gabbiani,

I loro corpi spiccano in un balzo, capovolgendo le posizioni, scalciando via gli abiti, facendo dell'aria, satura di ansiti ed emozione, l'abbacinante aurea, trasparente e sudata, per quel loro volo, senza alcuna meta.

Collidono, lacerando lo spazio intorno, di respiri e singulti, in un divenire unico, dove lo splendore della loro pelle, diventa ocra e arancio, come la sabbia, là fuori.


Il calore del sole, adesso, scivola dalla fronte alle caviglie sottili di Brandon: è nudo, come il suo uomo, che lo affianca e lo stringe.

Bevono una tequila, in piedi, abbracciati, sotto al tendaggio, che fa da veranda esterna, a quella reliquia su quattro ruote, mentre osservano il tramonto, spegnersi nel primo imbrunire.


"Pungi, Ronnie ..." - la sua fronte, si scontra con le gote ispide del batterista.

"Mi farò crescere la barba una volta per tutte ... basta esperimenti"

Brandon lo scruta - "Sì, starai bene, l'anno prossimo festeggeremo i tuoi trent'anni, mi piacerai anche di più"

"Possibile?"

Ridono, ormai rilassati.

"Doccia?"

"Ok Bran ... Se si può chiamare così, quello sgabuzzino"

"Poi mangiamo qualcosa"

"Certo"

"Speriamo ..." - pensa Ronnie, con un po' di ansia.

Brandon non riesce ad avere un rapporto sano con il cibo; ora pensa di diventare vegano, di fare sport, di tenersi la mente occupata, quando non stanno insieme.

"E' ... E' una tortura Ronnie ... Mi manchi da morire e non sto scherzando, io non so cosa potrei fare se tra noi finisse"

Quella telefonata, lo turba ancora.

Brandon l'ha fatta l'ultimo giorno del suo viaggio con Tana, lasciandogli un messaggio in segreteria, che Vannucci non ha ancora cancellato.

La frustrazione lo divora, nell'ascoltarlo, quando non riescono a vedersi, perché gestire due vite parallele, non è semplice.


"Pollo fritto e patatine ... Un classico" - Ronnie ride - "Faccio i piatti ok? Stasera tocca a me"

"Va bene ... Io telefono a Tana, se non ti dispiace"

"Figurati" - intanto sparecchia - "... Poi lo farò anch'io, con Lisa"

Flowers annuisce, tirando su dal naso, prima di uscire a cercarsi un angolo abbastanza lontano, per non farsi sentire.

Inutilmente.

Ronnie lo tallona, un secondo dopo.

Forse vuole farsi male, forse non accadrà.

Il tono della conversazione è tranquillo, a tratti dolce, nel complesso sereno.

Sposarsi gli ha fatto bene, Ronnie prova a convincersene, tornando "in casa".

Forse quella sarebbe la soluzione: diventare nomadi.

Magari con un mezzo più decente.

Prova a concentrarsi su quella battuta, ride da solo.

E', completamente, solo.


Anche Brandon rientra.

Sta armeggiando con qualcosa.

Ronnie lo spia, risistemando posate e piatti, negli armadietti, dalle antine cigolanti.

"Che combini?" - chiede rigido, perché ha già capito.

"Una sola, ok? Non rompere"

"Smetti di farti le canne, sei cresciuto, sei un uomo sposato!" - e ridacchia storto, ferito.

Questa decisione, di Brandon, non l'accetterà mai, inutile prendersi in giro.

"Dai, fumiamo insieme, poi si torna a cuccia e ci divertiamo, verrai anche meglio, lo sai anche tu, Ron" - lo provoca, soffiandogli in bocca, il primo tiro di fumo.

"Smettila!" - e lo spinge via.

Come se servisse.

La reazione del più anziano è secca, irruente.

Astiosa, come non mai.

Flowers ride, stordito dall'erba - "Fanculo Vannucci jr, vado fuori a godermi questo superbo spinello, i sassi e i coyote sono meglio di te!" - e carambola nella polvere, saltando gli scalini, come un fantoccio.

Infine si trascina su di una seggiola, mezza rotta, ma che reggerà il suo peso piuma.

Ronnie sbarra l'entrata, con un catenaccio, gridandogli, da dietro lo sportello - "Sei un coglione! Ci dormi lì fuori adesso!" - e gli tira una coperta da un finestrino, che nessuno è mai riuscito a chiudere del tutto.

Ci hanno incollato un poster dei Clash, per impedire agli spifferi di congelarli, durante l'escursione termica notturna.


Un'ora dopo, uno strano odore di bruciato, sveglia il sonno leggero di Ronnie.

Brandon si è acceso un fuoco, con la poca legna, raccolta intorno, più che altro sterpaglie e rametti: finirà presto di ardere e quella coltre, in lana sbiadita, non lo riparerà abbastanza.

Sta tremando, la testa bassa, raccolto e fradicio di solitudine.

Identica a quella del compagno. Da più di tre anni.

Forse piange, ma dignitosamente; non vuole disturbare nessuno.

Più nessuno, neanche l'unica persona, di cui si è sempre fidato.

Vannucci si precipita da lui, raccogliendolo, stringendolo il più possibile.

Percepisce il suo collo, inondarsi delle lacrime dell'altro: l'emotività di Brandon, è quanto di più ingestibile e struggente, per lui, dal principio di loro.

"Ti ...  Io ti amo Ronnie" - singhiozza flebile, ma adorabile.

Poi gli infila qualcosa al dito: un anello, dalla foggia strana, forse pellerossa.

"Fallo anche tu, Ron" - gliene passa un secondo e lui gli obbedisce, con un sorriso.

"Ecco, ci ... Ci siamo sposati anche noi ... Come per davvero, Ronnie"

Il musicista annuisce - "Sì, amore, come per davvero."

Lui se lo farà bastare.

Almeno questa notte.


The End









 










 

mercoledì 23 febbraio 2022

One shot - The Happy Man

 One shot - The Happy Man



Pov Ronnie Vannucci

Febbraio 2021


Se soltanto tu riuscissi a stare fermo un attimo.

Se mettessi un punto, a questa frenesia, di non cedere mai ad una tentazione ipercalorica, una volta ogni tanto e non certo per farmi contento.

Tu, Brandon, in realtà, fai di tutto per rendere i miei giorni migliori.

Mi aiuti a non pensare alle scelte, agli sbagli.

E poi sali su quella dannata bici, macini chilometri e caschi, perché una buca, la si prende, presto o tardi, nella vita.

Certo, ti sei rialzato subito, sembrava una cosa da nulla, a parte qualche escoriazione, come se fossi un ragazzino, arruffato di pensieri e zeppo di sbucciature infantili, dentro e fuori, mentre racconti la tua avventura a tutti, riuniti sul divano di casa.

E' accogliente questo posto, rustico e genuino, come siamo rimasti noi, insofferenti al successo, ai soldi, che, comunque, ci fanno vivere davvero bene.

I tuoi figli ridono, tua moglie mi sgomita, sbuffando - "Ma quando si deciderà a crescere, eh? Lo puoi aiutare tu, questo Peter Pan?" - si diverte anche lei, a canzonarti, mentre io mi dispero, ad una profondità assurda, per ogni tua occhiata sofferente, per i lividi e la botta alla spalla, che presto griderà la sua vendetta.


Infatti, dopo una settimana di antidolorifici, ti accompagno in clinica.

Le lastre non mentono.

Devi operarti e sembri non respirare più, mentre ce lo spiegano.

"Ma il disco ... Il tour"

"Con questa pandemia, dove pensi di andare?" - chiedo a bassa voce, accarezzandoti la schiena rigida e fredda, una volta soli, in una sala di aspetto del reparto di Ortopedia.

Prendo il mio cardigan sgualcito, un po' come il mio cuore e mi sbrigo a coprirti.

Sei così fragile Brandon ed io non posso che fare finta di non esserlo mai.

Davvero mai.

Annuisci e mi fissi - "E noi ... Miseria" - scuoti la testa spettinata - "... Io voglio fare l'amore con te stanotte ... Adesso, ecco, come cazzo si fa, Ronnie?"

"Non dire parolacce, cazzo!"

Ridi.

Sei bellissimo.

Rientriamo in hotel, non ho voglia di guidare, ormai è buio e minaccia neve, là fuori.

Le famiglie sono avvisate, le nostre consorti non si lamentano mai.

Hanno il loro da fare, impegnate, Tana, con I vostri ragazzi, mentre Olivia, non si annoia di certo, presa dal suo lavoro, dove niente le fa rimpiangere di non essere madre, appagata dall'essere "zia", degli ometti di casa Flowers, che la preferiscono a qualunque parente consanguineo, quando siamo in visita da voi.


Apro lo champagne, ne berrei ad ogni ora.

"Che si festeggia?" - chiedi insofferente, massaggiandoti la pelle diafana, sotto la camicia di seta avorio.

E' un tessuto elasticizzato, perché il tuo corpo deve risaltare, ovunque, chissà cosa avrà pensato il tecnico della radiologia.

Ridacchio e poi te ne spiego la ragione.

"Fottiti Ronnie" - lo sussurri appena, sfidandomi, con un'occhiata esaustiva.

Mi inginocchio, tra le tue gambe allenate, che corrono e finiscono in due glutei sodi, piccoli, che riesco a brandire sempre, con i miei palmi grandi, mentre mi cavalchi.

Anche ora.

Accidenti Brandon, non ti arrendi mai, non rinunci.

Hai messo una fascia elastica, l'hai presa alla farmacia davanti l'albergo, prima di salire, non lasci niente al caso.

Quello che vuoi, te lo prendi.

Almeno con me.

Crolli di lato, dopo avermi fatto venire e piangere, perché sei troppo, a volte.

Riesci a devastarmi, con un amore possessivo ed assoluto, di cui ho un disperato bisogno.

Tu l'hai capito, da subito, dal primo bacio, dal primo sguardo.

Sembri restare sempre un passo indietro, con la tua innata timidezza, educato e gentile.

Sei un'ottima persona, un professionista instancabile.

Hai solo pregi, per chi ti conosce.

E conosci un mare di gente, ma "tu sei il mio migliore amico, Ronnie, sei la persona, che ho scelto, per essere davvero felice, capisci?"

Questo mi hai detto, zuppi di pioggia, speculari e in affanno, alle quattro e ventitre, come lampeggiava da un'insegna del drive in deserto, una notte di diciannove anni fa, nel parcheggio dov'ero fuggito, confuso dalla nostra situazione, un istante prima di baciarmi.

Rovente e definitivo.

Bagnato quanto un pulcino, gemevi nel mio collo oscenità assurde, appeso a me, che ti tenevo sollevato per quelle gambe sempre troppo magre, ma resistenti, caparbie, durante il nostro primo amplesso, la sera stessa, lo stesso parcheggio, nel ricovero attrezzi del custode o di chissà chi.

Ci importava solo di noi.



Sono crollato, tenendoti la mano destra, al tuo capezzale; non ne vuoi sapere di risvegliarti, ma un rumore secco, fa rimbalzare me, sulla sedia, tanto moderna, quanto scomoda.

Questa struttura è stata rinnovata da poco e qui tutto sembra funzionare a meraviglia, soprattutto la tua anestesia.


E' una dottoressa di mezza età, che mi sta sorridendo, ad avermi fatto prendere un mezzo infarto.


"Mi scusi signor ... Vannucci, giusto?"

"Sì giusto ..." - annuisco e mi guardo in giro, con un gran mal di testa. Fa troppo caldo.

"Il suo compagno si riprenderà a breve, non stia in ansia"

Mi sento seccare la gola, poi guardo oltre l'enorme oblò, della porta scorrevole, che si apre di lì a poco.

"E' rassicurante, ora lo diciamo anche alla moglie di Brandon ... Ciao Tana"

"Ehi ciao Ronnie, guarda chi c'è"- e si sposta, rivelando la presenza di Lisa, la mia ex.

"Ah bene" - sussurro, mentre un lieve lamento, attira l'attenzione generale.

Il mio "compagno", è finalmente tornato tra noi.

"Ronnie" - le sue prime parole impastate, osservato dal medico, che mi sembra in imbarazzo, ma non più di tanto.

Chissà quante ne avrà viste, in carriera.

"Signor Flowers non si agiti" - gli dice, alzando di poco lo schienale, perché il mio ragazzo, si stava davvero innervosendo.

Per la sete e la sorpresa.

Tana doveva arrivare il giorno dopo, con i bimbi, ma scopriremo, dopo un minuto, che sono stati affidati  agli zii e tutto si è risolto.

"Ciao Tana" - Brandon tossisce e le sorride.

"Tesoro tutto a posto? Possiamo lasciare libero Ronnie?" - ride, scrutando Lisa.

"Ciao campione, ti hanno rimontato, come un lego, Bran?" - la mia ex scherza, c'è un bel legame, con tutti noi, nessun rancore, anzi.

Un quarto d'ora dopo, siamo alle macchinette della zona ristoro.

"Cosa prendi?"

"Un decaffeinato ... Certo speravo in un bar decente" - Lisa è allegra, sempre di buon umore, tagliente e concreta, nell'osservare il mondo intorno, senza mezze misure.

"Allora vieni al mio hotel, lì posso fartelo anche in camera" - sbuffo - "... questa brodaglia fa davvero schifo" - sentenzio e la prendo sotto braccio - "Ti trovo bene, signora, cosa mi racconti?"

"Sto alla grande, ma tu, Ronnie, mi sembri un po' acciaccato"

"No, figurati, è che Brandon era da solo e sono rimasto io con lui, sì insomma, sai com'è" - tento di spiegare, ma mi sento terribilmente a disagio.

Lisa è una donna in gamba, capirebbe tutto e, cazzo, ho così tanta voglia di confidarmi, almeno con lei.

Se no rischio di impazzire, uno di questi giorni.

Poco, ma sicuro.


Con lei, a chiacchiere, ha sempre funzionato.

Anche il sesso e così finiamo a letto.

Sono frustrato, sono un bastardo, lei ha un nuovo partner, forse lo sposerà in primavera, me lo aveva scritto in una e-mail ed io mi sono pure congratulato.

Sinceramente.

Breve, ma intenso; Lisa si raccoglie i lunghi capelli biondi e mi fissa, dopo, mentre le preparo, finalmente, quel dannato caffè senza zucchero.

"Dovresti tornare qui, Ronnie e dirmi cosa ti tormenta" 

Il suo tono è affettuoso, ma determinato a fare chiarezza.

"Le solite rogne" - bofonchio, passandole la tazzina fumante.

"Sicuro?"

"Certo" - inspiro, scrutando il buio, oltre le grandi vetrate.

Mi sono rivestito in fretta, sto affogando nella mia stessa ipocrisia.

"Tana mi ha detto certe cose"

"Quali cose?" - ho come un guizzo, che mi frantuma lo stomaco.

Lisa ha tutta la mia attenzione, adesso.

"Sì, insomma, su lei e Brandon ... Tu saprai cosa le è successo, vero? Quel brutto periodo, intendo"

"Me ne ricordo perfettamente, una depressione post traumatica, una cosa orrenda, lei voleva suicidarsi, come posso scordarlo?" - e mi siedo sul divano, al centro della suite.

"Le devono essere successe cose spiacevoli, forse quando era un'adolescente, le aveva rimosse e qualcosa le ha riportate a galla, questa la diagnosi degli specialisti, ma Brandon è stato straordinario, ha interrotto i suoi show da solista, è rientrato a casa, l'ha assistita amorevole"

"Bran ama Tana, questo è fuori discussione" - inizio a scaldarmi, non so dove Lisa voglia andare a parare e, cosa le possa avere confidato, la moglie del mio uomo, è ancora un mistero.

Per poco.

"Bran e Tana" - sottolinea -"non hanno più rapporti da allora: lo sapevi Ronnie?" - e mi fissa, esigente.

"No ... Cioè sì, ma che differenza fa, affari loro, non trovi?"

"Certo, ma Tana pensa che Brandon abbia un'altra, questo il problema, ok? Il tuo adorato amico, ha quarant'anni, come può stare senza una donna?"

"Che diavolo dici, Lisa? E pure Tana, ma cosa pensa di Brandon?! Ti assicuro, che non ha amanti!" 

Ho il cuore in fiamme.

Vorrei sprofondare.

"Tu dovresti saperlo, ci passi la vita con lui e il gruppo: è per questo, che tra noi è finita, per il vostro lavoro, le assenze, la mia pazienza è giunta al capolinea, Ronnie, ma con lei, Brandon, ha tre figli ed è un padre irreprensibile"

"Voleva mollarlo, dunque?" - domando stranito.

"Ovvio che no, ma Tana ci soffre, non riesce a sbloccarsi e teme il peggio"

"E tu o lei, speravate che io vi raccontassi chissà cosa, a conferma dei suoi sospetti?!" - sono incazzato.

I nostri cellulari suonano in simultanea.

"E' Olivia" - dico, a fiato corto.

"E' Tana" - replica lei, infastidita.

Mi barrico in bagno.

Sono patetico.


"Ehi Ronnie, ma dov'eri finito? Ho lasciato dei messaggi"

"Tesoro perdonami"

Sì, Olivia, perdonami.

"Stai tranquillo" - la sento sorridere, amorevole, comprensiva - "... Ero in pensiero per Brandon, lui sta bene, vero?"

"Ce certo, un vero leone, che già rompe i coglioni, appena sveglio" - provo a fare della bieca ironia.

"Ma sei in ospedale?"

"No, in stanza, sono rientrato, c'era Tana, con lui"

"Tana? Credevo che"

"Sì, ma ha lasciato la truppa al fratello di Brandon" - la taglio, sono così stronzo, ho voglia solo di bere, cacciare Lisa e poi vomitare.

In che ordine, non so ancora esattamente.

"Senti ora riposati, poi domani a colazione mi telefoni, Ronnie" - propone dolce.

"Ti amo Olivia" - lo dico in un soffio, scivolando lungo la parete, fino a schiantarmi, su quel pavimento di marmi italiani, più gelidi della mia anima.

"Anch'io ti amo Ronnie ... A domani"

Torno da Lisa.

Ha indosso il cappotto.

"Brandon sta dando i numeri"

"Cosa?"

"L'infermiere dice che sono i farmaci; Bran ti reclama e non ne vuole sapere di calmarsi"

"Questa poi" - deglutisco a vuoto, cercando la giacca nella cabina armadio.

"Tana ha telefonato a me, perché tu non eri raggiungibile e mi ha pregata di cercarti qui" - precisa - "... del resto io dovrei alloggiare da tutt'altra parte. Ora ti accompagno, ma noi due non abbiamo finito, ok? Peraltro, da quando hai due telefoni? Olivia ti ha subito beccato" - ride nervosa.

"Senza offesa, Lisa, ma sono affari miei"

"Perfetto." - bissa aspra - "Comunque sei stressato e, a questo punto, inizio a pensare che dovresti prendere una pausa dalla band e da Brandon Flowers!" - afferma convinta.

Mi blocco nell'ingresso di quel mini appartamento, lussuoso e algido.

La punto, come un mastino.

Sto per esplodere, ma una nuova chiamata, impedisce il mio sfogo.

E' Brandon.

"Sì pronto"

"Ronnie ... Ti ho svegliato?"

"No ... No, stavo tornando da te"

"Davvero? Non scherzi?" 

C'è così tanta tenerezza, nel come mi sta parlando, che ora vorrei solo essere già lì, per abbracciarlo forte e dirgli - "Va tutto bene amore, ok?" e lo dico per davvero - "... Arrivo più presto che posso, a dopo, ciao" - e riattacco.

Lisa è precipitata sulla poltrona, tra spartiti e lattine di Cola vuote.

Prendo un lungo respiro - "Ti spiegherò tutto appena possibile, ok?"



Le nostre dita si sfiorano, tra le lenzuola, che sanno di sterilizzante.

Ci hanno lasciati da soli, Tana e Lisa.

Mi fissi, come se non esistesse null'altro al mondo.

Ed è così, che i nostri sguardi, si incontrano e accordano, da una vita, come il pezzo migliore, un cantautore possa scrivere.

"Ti amo Brandon"

"Lo so"

Sorridi.

"Lisa sa tutto"

"Tutto cosa?" - aggrotti la fronte spaziosa, la pelle liscia, ma un po' disidratata, ha ripreso un bel colore, rispetto a stamattina.

"Di noi" - confesso, un po' teso.

"Ok ... Ok, Ronnie" - sorridi di nuovo.

Appoggio la fronte sulla tua spalla sana; voglio starti il più vicino possibile, ad ascoltare i tuoi respiri, ad assaporare un bacio proibito.

Tu, non esiti a darmelo.

Così io a ricambiarlo.

E' l'armonia, che manca a questo mondo: noi la disegniamo ogni giorno: tu la colori, Brandon, con le risate e persino con innumerevoli sbalzi di umore.

I tuoi inferni, sono stati anche i miei, nell'attimo preciso, in cui ho deciso di salvarti.

E ci sono riuscito.

Cazzo, sì ...

"Sono così terribilmente innamorato di te Brandon"

"Grazie di esserci, amore" - e ti addormenti.

Tana è rimasta lì, oltre l'oblò.

Lisa non l'affianca più, ha deciso di prendere il volo di mezzanotte.



L'orrendo espresso, del distributore automatico,  è ormai freddo; ne Tana e ne io, siamo riusciti a buttarlo giù,  come certe scomode verità. 

"E ... E quando sarebbe successo, Ronnie?" - esordisce flebile, dopo un lungo, pesante, silenzio.

Siamo seduti ad un tavolino, in una saletta, riservata ai parenti.

"Praticamente da subito ... Suonavo da poco con Dave e Brandon, anche tu lo avevi incontrato nel frattempo"

"Era il 2001, è diventato mio marito nel 2005 e in tutto quel tempo, lui non ha saputo decidere? E a te andava bene così? Oppure era una ripicca, visto che tu ti sei sposato con Lisa?" puntualizza, in un'analisi, ad alta voce, più per sé stessa, a quanto pare, che per il sottoscritto. 

"Sebbene sia stato un legame importante, con Lisa, era una soluzione di facciata, sai? Con te, lui, faceva sul serio"

Tana fissa il vuoto, ripercorrendo mentalmente chissà quali vicissitudini.

"E Olivia? Anche lei una ... Copertura?"

Strizzo le palpebre - "Non è stato semplice prendere alcune decisioni, credimi."


Mi manca la terra da sotto i piedi.

Questa la sensazione, che mi sta come soffocando.

Brandon mi ha appena consegnato l'invito al suo matrimonio con Tana e sta lì, ad aspettare una mia reazione.

Cosa pretenda, non mi è chiaro, però mi sento messo da parte; la sua vita va avanti, io non posso decidere in merito a certi argomenti.

"Ho bisogno di equilibrio Ronnie e poi ... Poi voglio dei figli, ecco" - argomenta, infierendo, senza saperlo.

Forse.

Sento il mio capo ciondolare in un assenso ebete.

Mi sento alla stregua di un fallito.

Per cosa, poi?

"Anche tu sei sposato tesoro, con Lisa, io non ho protestato, due anni fa" - tiene a precisarmi, buffamente garbato e quel "tesoro", glielo farei ingoiare, perché a noi, le smancerie, non piacciono affatto.

Armi pari.

"A quanto pare, sono cinque anni, che mi scopo uno stronzo"

Da dove escano queste parole, non saprei spiegarlo, non ora, che mi crolla il mondo addosso: Brandon schiude di poco, quelle labbra, che divorerei di baci, stupito per la mia reazione avversa.

"Ronnie, credevo fossi felice per me e Tana, so che le vuoi bene"

"Voglio bene anche al mio cane, se è per questo!" - ruggisco.

Tanto vale mettere la parola fine, a questa meravigliosa follia, in bilico tra il successo dei Killers e la nostra storia d'amore.

"TU non hai capito davvero un cazzo di me, Brandon!!"

Retrocedi, accendendoti una Marlboro, per spegnerla subito, in un posacenere, sul bancone del bar, nella mia tavernetta.

"Smetterò anche con queste e la bottiglia, lo sto facendo per noi" - asserisci, convinto, senza smettere di guardarmi.

Cosa centra, adesso?!

"Per noi? Per te e Tana o per te e me?!" - domando furente.

"Per ... per tutti" - quasi balbetti e ti succede, quando sei troppo emozionato.

"Vai al diavolo Bran!" - provo ad andarmene.

Mi afferri, come la notte nel parcheggio del drive in: l'impeto è quello, ma ora siamo in troppi, in questa situazione.

"Ronnie io ti amo da morire"

"Infatti sposi un'altra, la metti incinta e diventi il padre dell'anno!"

"A me Tana piace, mi fa stare bene, perché dovrei nascondertelo, siete la mia famiglia, tu e lei, è con voi, che voglio vivere, amare, lavorare, crescere!"


Tana si stropiccia la faccia stanca.

"Così l'hai perdonato?"

Faccio spallucce - "L'ho semplicemente evitato per sei mesi ed ho avuto anche un altro ragazzo, giusto per farlo incazzare: quando il tipo se ne è accorto, mi ha preso a pugni ed ha sfasciato una delle mie batterie"

"Oh mamma" - e ride, di gusto o forse un po' isterica, è tutto così paradossale.

"Avete tre bimbi fantastici, Brandon ne è innamorato e lo è anche di te, Tana"

"E di te, Ronnie ... Prima, quando ha avuto quella specie di crisi, Brandon era come in apnea, mi ha spaventata"

"Mi dispiace ..."

"Non è colpa tua: avete come una simbiosi, Ronnie; ora comprendo certi dettagli, se penso ..." - si interrompe.

"A cosa?" - sono curioso.

Sorride malinconica - "Brandon ti ha sempre descritto come una roccia oppure un albero: francamente, non ho voluto vedere, non ho ascoltato, visto che lui, me l'ha detto in tutti i modi"

"Ma ..."

"Che ti amava, Ronnie, che stavate insieme e non certo per scherzo, come in quella clip, dove vi svegliate, all'apparenza nudi, nello stesso letto"

"Ah quella" - rido più rilassato - "Il fatto è che avevamo davvero passato la notte insieme"

"Sì ovvio"

"Cazzo, scusami ... Non so più quello che dico Tana"

Lei si ossigena, trangugia quell'inchiostro e mi chiede - "Perché avete rinunciato alla vostra felicità?"

La memoria corre ancora nel passato, ma non avrò il coraggio di renderla partecipe di questo ricordo e tanto meno di esaudire il suo interrogativo legittimo.


Te lo strappo in faccia, il tuo dannato invito.

Mi hai cercato, bloccandomi in un camper esterno agli studi, dopo avere inciso un paio di brani, io distante, trincerato dietro alla mia Craviotto e tu spaesato, ma sempre all'altezza della tua rinomata bravura artistica: non sbagli una nota, anche se cerchi di continuo i miei occhi.

Così inforco dei Ray-Ban, per evitare i tuoi interrogativi taciti, il dolore malcelato, quando mi chiedi di modificare il ritmo oppure un accordo: io eseguo, del resto cosa sono, in fondo? Il tuo cane da guardia, legato al guinzaglio della nostra vigliaccheria.

Ho iniziato a frequentare un tipo niente male; sessualmente mi definirei un opportunista, della peggiore specie, quando lascio accadere le cose. Tengo in piedi anche la mia unione con Lisa, diventata la mia migliore amica, senza sapere, però, cosa le nascondo da quando ci siamo incontrati.

A suo tempo, le ho chiesto di sposarmi, non senza chiederti il permesso, innescando un rapporto, con lei, fatto di alti e bassi, destinato a naufragare, ne sono certo.

Il tipo, con il quale mi hai beccato, nel fine settimana, in un ristorante, arrivando con la tua fidanzata, fa il tecnico del suono.

Ci è voluto poco a rimorchiarlo: abbiamo flirtato, poi l'ho portato in un motel.

Mi sono fatto schifo, ma volevo farti soffrire, Brandon.

Nel locale, mi hai letteralmente seguito in bagno, alla prima occasione buona e mi hai messo le mani addosso, come una furia, disperato - "IO ti ammazzo Ronnie!! Come hai potuto?!" - e sei scoppiato a piangere.

"Sei ridicolo, hai rovinato tutto e incolpi me! Vaffanculo Brandon!! Io semmai devo rendere conto a mia moglie, non a te!"

Mi hai preso a pugni nello stomaco.

Tanto era già così in pezzi ...

Mi sono tenuto nei jeans quel pezzo di cartoncino avorio, che ho appena sparpagliato sul pavimento, in coriandoli, che calpesto, incazzato.

"Da quando te lo fai succhiare da quella puttanella, con la maglietta degli Iron Maiden, la maglietta che IO ti ho regalato a Natale, sei diventato ancora più stronzo, Ronnie!" - esordisci con veemenza e inaspettatamente volgare.

Rido - "Senti, senti ..." - mi manca l'aria, ma non mi lascerò incastrare, da inutili sensi di colpa.

Lo afferro per le spalle, costringendo Brandon in un angolo poco illuminato; fuori un temporale si sta scaricando sulla città, la corrente è intermittente, forse ci sarà un black-out, come nel mio cuore, da quando mi ha chiesto persino di fargli da testimone.

"Fai il cazzo che vuoi, sposati chi vuoi, ma tu sei mio e adesso ti insegnerò a non dimenticarlo mai!"

Sono così arrabbiato ...

Per noi, che abbiamo condiviso momenti di estrema dolcezza, solidarietà e amore, mai avrei pensato, che ci saremmo, invece, ridotti in questa maniera squallida.

Ti volto e ti prendo con cattiveria ed egoismo.

Penso unicamente a venirti dentro, brutale, orrendo.

E tu non smetti, per tutto il tempo, di ripetere - "Ti amo Ronnie ... io ti amo" - e singhiozzi, inerme, sudicio di me, che ti butto a terra, ti strappo i pantaloni attillati e modaioli, ti invado senza le solite premure amorevoli, perché ti adoro e ho sempre avuto cura di te ...

Amore ...

"Bran ... Brandon" - le lacrime mi soffocano e cadono dal mio viso, bagnando il tuo, bellissimo, estatico, persino grato.

Ci baciamo e così rallento, ritorno ad essere me stesso, ti amo a lungo e collidiamo, in un orgasmo prolungato, tantrico.

Meraviglioso.


Tana si alza.

"Io non posso rimproverargli niente, sai Ronnie? Quando ho avuto bisogno di Brandon, lui c'è stato e lo farebbe ancora, almeno spero" - sorride, sconsolata - "Lo amiamo e dobbiamo proteggerlo, anche da sé stesso: tu l'hai fatto, io lo so perfettamente e l'hai reso felice. Come nessuno."

Rimango lì, incapace di replicare.

Se ne va, è quasi l'alba.

Chiamo Olivia.

Glielo avevo promesso.

La sua reazione sarà felice, incurante dell'orario, così come del rimanere spesso da sola, a breve accadrà di nuovo, dopo il lockdown, durante il quale mi ha avuto anche troppo tra i piedi.

Prima o poi mi manderà al diavolo, anche lei.

Già.

Al diavolo, Ronnie Vannucci.



Tbc ...? :-)


































venerdì 18 febbraio 2022

One shot - One more time

 

One shot - One more time




Pov Brandon Flowers
Autunno 2021


Poso la bici ed entro in casa, salendo dal garage.
Il rivestimento in pietra naturale, installato un po' ovunque, dà, a questo posto, un senso di rifugio, di sicurezza e solidità.
Ne ho sempre avuto bisogno.
Il cane dorme, sopra al tappeto, dai colori peruviani, ad un metro dal caminetto acceso.
Tu, Ronnie, diresti "il nostro cane".
Già ...
La nostra band, la nostra musica, la nostra tana, questa nello Utah, il nostro deserto, dove facciamo lunghi giri, in fuoristrada, tu che guidi in silenzio, io che ti guardo spesso, osservando ogni dettaglio.
Del tuo volto, dei capelli spettinati, la bocca, il tuo busto virile, la risata, immensa e avvolgente, come le tue braccia, instancabili, così le mani, ruvide e profumate, di un dopobarba, che non hai mai cambiato.
Abbiamo fatto l'amore, dietro ad una roccia, ieri sera, all'improvviso.
E chi se ne importa di ragni, serpenti, scorpioni.
Siamo dei pazzi.
Con te, è sempre così.
Da quasi vent'anni, ormai.
Siamo cresciuti e stiamo invecchiando.
Insieme.
Ci amiamo in modo un po' disperato, come se fosse sempre l'ultima volta e lo facciamo accadere dappertutto, perché, tra un attimo, tutto potrebbe cambiare.
Questa la sensazione.
Deprimente.

Anche tu, come Archie, sonnecchi, abbracciato al cuscino.
Sul nostro letto.
Abbiamo mangiato troppo, a me così è sembrato, ma tu, fintamente burbero, hai rimproverato il mio scarso appetito, il mio volere andare a fare un giro subito dopo pranzo - "Sempre il solito fissato, sei appena guarito, sei caduto, hai la memoria corta eh! La tua testa, poi, zuccone, Bran, accidenti a te!"

Accidenti a me ...

"Eccomi qui" - sussurro nel tuo collo taurino, accoccolandomi cauto, perché forse sei ancora arrabbiato.
Vero?
Mugugni, sembri un orso, svegliato dal letargo, con troppo anticipo.
Ti lamenti, stringendomi forte, stritolandomi quasi.
"Così mi rompi Ronnie"  
Ti sei ammorbidito durante il lockdown, che, maledetto, ci ha tenuti lontani per mesi.
Alla fine, con la scusa del nuovo album, ci siamo finalmente ritrovati.
Ho fatto mille tamponi, ho forse rischiato, tu lo stesso, non riuscivi  più a starmi distante, impazzivi, anche se i nostri "ti amo", al telefono, al pc, mai avevano perso forza.

Infine sono rimasto con te, visto che il lavoro ci "costringe" a ritmi serrati, per organizzare il nuovo tour e ricominciare.
Gli aerei, i bus, i concerti, le interviste, i ritmi massacranti, ma non per noi.
Per i nostri soci, per loro sì, ritmi insostenibili, ci hanno pure mollato, prima della pandemia, perché stufi marci di stare lontani dalle rispettive famiglie, dichiarando che, tu ed io, "siamo nati per stare in giro per il mondo a suonare, senza sosta".
Noi stiamo al mondo, per amarci il più possibile.
Loro non so neppure se l'hanno capito, ma che differenza fa?

Sorrido, mentre ci fissiamo, le teste su di un solo cuscino.
"Quindi ...?" - dici piano.
Scoppiamo a ridere.
Noi siamo felici.
Ti bacio e poi ti sovrasto, togliendoti malamente ciò che indossi, una t-shirt e i boxer: quando dormi, al pomeriggio, vuoi stare comodo.
Sono fortunato, tu invece armeggi, per liberarmi dei jeans, della camicia, del maglione, dell'intimo, i calzettoni, insomma sono freddoloso "Sei così magro, non esagerare, non fare cazzate Brandon e non farmi incazzare, porca miseria!" - mi sembra di sentire, anche ora, i tuoi rimbrotti, appena ci siamo rivisti, chiusi nella prima toilette, degli studi di registrazione, avvinghiati, sudati, mentre mi baciavi rovente, dopo avermi sbattuto, contro le maioliche viola e cenere.
Io non volevo nient'altro che questo: essere tuo.
"Ancora una volta e sino alla fine dei giorni, Ronnie ..."
La mia promessa, incisa sulla cassa dell'orologio, che mai togli, perché nessuno deve leggere, deve vedere e sapere, nessuno ne ha il diritto.

Mi fai aspettare.
Le tue labbra, divorano ed esplorano, così le tue dita ingorde.
Quando suoni la batteria, sembri posseduto, da qualche spirito indomito, che non riesce a saziarsi.
E tu, di me, lo stesso.
Poi ti fermi, improvviso, in un bacio, profondo, contemplativo, i tuoi carboni di quarzo liquido, dritti nelle mie iridi, ma ben oltre, fino a farmi commuovere.
"Io ti amo Brandon" - respiri forte, esitando ancora.
Cosa ti prende, amore? Vorrei dirtelo, magari ridendo, ma lo trovo così inadeguato e quindi resto zitto.
Asciughi con un bacio, la lacrima dispettosa, che mi riga la guancia destra, poi ti posi sul mio petto e non fai altro.
Accarezzo le tue chiome, con qualche filo d'argento; anche le mie, si stanno vestendo di un brizzolato inevitabile; ci abbiamo scherzato, al market poco distante dalla nostra abitazione, provando a scegliere una tinta, per giocare come bambini, nel vano tentativo di mettere indietro le lancette del tempo.

impossibile.

Abbiamo litigato una volta sola.
Cinque anni fa.
Per la mia magrezza.
La mia ossessione perenne.

A tour appena finito, quasi non si erano spente le ultime luci, arrivati nei camerini, è come scoppiata una bomba.
Scendendo dal palco, ero pallido e il fiato sembrava non bastarmi, per guadagnare ancora qualche metro, sino ad una provvidenziale bottiglietta di minerale, che un assistente, si prodigò ad allungarmi, prima che fosse troppo tardi.
Se avessi perso i sensi, se mai fosse accaduta una cosa del genere, mi avresti urlato contro le peggiori cose: questo temevo, ma non riuscii, comunque, ad evitarlo.

"Non te ne frega niente, Brandon, vero?! Hai saltato la cena, hai mangiato qualcosa stamattina e poi ti sei infilato nel cesso! A ficcarti un fottuto spazzolino in gola?!!"
"Ma dico scherzi?!? Non ho più ventanni, è una cosa sepolta, io non faccio più queste cose!"

Mi difendevo, ma era come morire, davanti alla tua reazione feroce ed esasperata.

"Vorrei crederti, ma non ci riesco Bran ..."
"Ok ... Ok! E' ... E' meglio finirla qui Ronnie, ci ... Ci stiamo facendo troppo male"
"Co ... Cosa ti inventi?!"

Balbettavamo entrambi, in crisi di ossigeno.
"Non mi invento niente! SE manca la fiducia, io ho chiuso con te, perché ne ho abbastanza di essere giudicato e mai creduto, solo perché non mi va di ingozzarmi, come fai tu, ciccione del cazzo!!"
Sì, avevo un problema, una tara mentale.
Mi hai mollato un ceffone, mai avevi fatto una cosa simile.
"Brandon ... Mio Dio, Bran io"
Sei caduto in ginocchio, aggrappandoti alle mie gambe esili.
Ho perso l'equilibrio e stavo perdendo anche il senso di noi.
"Non lasciarmi Brandon ..."
Era una supplica, avevi smarrito, di colpo, la tua innata sicurezza, la tua razionalità, l'equilibrio, che era diventato il centro del mio universo, salvando questo coglione.
"Amore ... Amore ... Ronnie"
Ti ho sollevato, stringendoti, più che potevo, ma restando lì, in ginocchio, su quel pavimento gelido, come il tuo corpo, che sembrava essersi spento, vinto da un'emozione devastante.
Sembravi un condannato a morte, per come mi stavi guardando, in attesa di una sentenza insopportabile.
Scoppiammo in un pianto liberatorio e poi, amarci, fonderci, senza smettere di guardarci per tutto il tempo, divenne la cura migliore, ma non del tutto risolutoria.
Andai in terapia per un anno, anche insieme a te, che mi accompagnavi ad ogni seduta, non per controllarmi, ma unicamente per sostenermi.
Saresti morto.
Per me.
L'ho sempre saputo e rimarrà reciproco.
Per sempre
E tui lo sai, amore.


Finalmente hai preso la bici.
E' un po' tardi per uscire, ma lo facciamo lo stesso.
Ci siamo addormentati, perché sei rimasto lì, scendendo solo un po' sul mio ventre allenato.
"Sposiamoci"
L'hai detto e poi più nulla.
Ho guardato il soffitto e poi le mie palpebre si sono chiuse, con il desiderio, di averti dentro di me, insoddisfatto ed incastrato tra i nostri addomi ancora bollenti.
Occhiali scuri, berretto calato, tra barba e capelli, quasi non ti si riconosce.
Rido e tu mi scruti di sguincio - "Che c'è?"
"No, tutto a posto" - e accelero.
Tra noi, l'unico in forma dovrei essere io, ma tu sei così forte e determinato, da non lasciarmi scampo.
"Voglio sposarti Brandon!" - e mi superi.
La strada è lunga, davanti a noi, con lievi saliscendi, ma dritta quanto un fuso e sabbia rossa, ovunque, montagne in fondo, che si allontanano, sempre di più, come un sogno al mattino.
"Ronnie ... Ronnie! Ehi, aspettami!"
Ti volti, sorridendo.
Rallenti, poi ti fermi.
Ti imito, affiancandoti.
Litighi con il taschino, della tua camicia a quadri, da boscaiolo.
Il mio completo nero, da runner, è figo, ma tu sei uno splendore, nel tuo corpo massiccio e rassicurante.
"E quella cos'è ...?" - domando a mezza voce, io, che riesco a fare acuti, da frantumare i bicchieri, mi prendi spesso in giro, così, con tanto affetto nei toni, da farmi sentire speciale, come nessuno.
Una scatoletta, che apri svelto: due fedi, in oro nero.
Con mille sfumature colorate e luminose, però, appena gli ultimi raggi del sole, le colpiscono.
Le nostre mogli, i miei tre figli, cosa direbbero?
Certo, ora non è importante, è la vita, che da un'altra dimensione, forse, un domani, presenterà il conto o reclamerà spiegazioni.
Tu sei zio Ronnie, sei il mio migliore amico, sei un fratello, perché tutti ci si chiama fratelli, ma poi si è amanti, innamorati, folli ...


Questi anelli, sono la nostra notte.
Il bus corre, macina chilometri, tra fasci cangianti, di neon, le insegne scorrono e corrono, come questo tubo d'acciaio su ruote, come una pallottola, verso le vittime, di un tempo, che non vuole finire e che non deve finire.
Il mondo non penserà ad un pegno d'amore, ma a qualcosa da dimenticare, voltandosi dall'altra parte, mentre le nostre dita, si stringono sotto ad un tavolo verde, mentre facciamo l'ultima scommessa.
Punta tutto su di me, amore.
Prenditi ciò che vuoi.
E tuo, questo ladro di emozioni, questo giullare, in abiti sgargianti.
Rido mentre piango, ma poi so che tu sei lì, alle mie spalle e non permetterai, che io cada, che mi perda.
Di nuovo.
Il sapore dei tuoi baci, guarirà le mie ferite.
Mi cullerai sino all'alba.
Lo fai sempre.
Lo fai ancora.
Ancora una volta.


"Carina Brandon ... Sì, non la capisco granché, ma suona bene"
Il nostro produttore gioca con il mio tablet.
"Tu che ne pensi, Vannucci?"
Ronnie cerca i miei occhi, poi tossisce - "Tosta ... Sì, a me piace"
Il nostro interlocutore ridacchia - "Qui la batteria non sarà protagonista, la farai tu al piano Brandon, giusto?"
"Ronnie ci sarà, con la chitarra acustica" - puntualizzo, senza ammettere obiezioni.
"Ok ..." - poi ci scruta.
"Belle le vostre vere: vi siete sposati?" - ride un po' sguaiato, alzandosi, mentre mi rende il Samsung.
"Certo"
Anche Ronnie scatta in piedi, rispondendogli.
Io mi sollevo con calma - "Sì Shawn, la settimana scorsa"
Everett ci punta, inarcando un sopracciglio, ma è solo un momento.
Ride di nuovo, quasi spensierato - "Sempre a scherzare voi ... Ok, ci vediamo domani in studio di registrazione, con la vostra One more time, dunque"
Già, nostra ...


Fuori piove.
Fermi sul marciapiede, Ronnie si leva il giubbino di jeans, dove entrerei tre volte penso, coprendoci come riesce.
Ho le mani in tasca, ma cerco subito le sue guance, lo attiro a me, lo bacio, sotto a quella coltre, che presto cade, perché Ronnie mi prende a sè.
Risoluto.
Vincente.


La felicità cade dal cielo.



The end ...